27 Novembre 2022
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SPOSTAMENTI DELLA POPOLAZIONE PATTESE

01-03-2022 11:08 - Le inchieste
Nove anni fa “Il Paese Invisibile” ha svolto un'inchiesta sugli spostamenti interni della popolazione pattese (vedi sotto, allegato in Pdf, il documento “Spostamenti della popolazione pattese tra rioni, contrade e frazioni”). Ciò che volevamo verificare allora era l'ipotesi, in quel momento molto diffusa, che questi trasferimenti fossero dovuti ad una maggiore attrattività economica delle zone costiere: più integrate nel sistema dei trasporti, più facili da industrializzare, più aperte al turismo ed al commercio. Questa ipotesi ci sembrava però tutta da verificare, considerata la contemporanea carenza dei trasporti e il declino dell´industria. Ed arrivammo in effetti alla conclusione che, per gli ultimi 50 anni, i dati rivelavano movimenti diversi, indicando aumenti di densità abitativa solo nelle zone periferiche di mezza collina, come quelle di Rasola-Case Nuove-San Giovanni e di Roccone-Ferriato. Una spiegazione possibile era che ci si trovasse di fronte ad un´espansione edilizia (e non urbanistica), che, soprattutto dopo il terremoto del 1978, era andata ad occupare semplicemente ogni area edificabile, dovunque si trovasse, a vantaggio esclusivo della speculazione privata e della grande distribuzione commerciale. Da parte loro, gli invisibili delle anonime periferie, relegati in aree dotate solo di medio-grandi supermercati, ma prive di servizi e di spazi di socializzazione, e da cui ci si poteva allontanare solo con mezzi privati, avevano reagito a questa diaspora non gravitando più sul centro di Patti (mai restaurato ed ormai svuotato di ogni valore di appartenenza), ma spostandosi ovunque, anche in altri paesi, per inseguire le migliori offerte commerciali. Si era creata così una rovinosa spirale di disgregazione sociale.

Torniamo oggi ad analizzare l'evoluzione di quei dati (naturalmente con lo stesso metodo e con le stesse fonti, ringraziando per la sua gentile collaborazione l'Ufficio Elettorale del Comune di Patti), per cercare di comprendere quanto abbiano inciso sugli spostamenti interni della popolazione alcune scelte di politica urbanistica messe in atto negli ultimi 10 anni (come la riqualificazione, nel Centro Storico, del rione San Nicola-Buccirìa e di Porta San Michele, le notevoli agevolazioni alla proliferazione di Bed&Breakfast, Agriturimo e locali di ristorazione, o ancora il privilegiamento della Marina come centro turistico e di socializzazione, con una serie di investimenti pubblici di peso, con grandi agevolazioni concesse ai locali privati e con la creazione di una vasta isola pedonale sul lungomare). Riteniamo infatti che la tendenza degli abitanti a scegliere aree abitative più vivibili o con migliori possibilità di sviluppo economico, insieme alla pressione esercitata da chi governa sulle scelte di migrazione interna, siano indicatori significativi ed efficaci della reale trasformazione economico-sociale di un territorio.

Storicamente, ogni volta che Patti si è ingrandita (almeno dal 1300 fino ad oggi) i suoi cittadini più agiati si sono spostati nelle aree più ricche di servizi e di centri culturali e decisionali, mentre gli Invisibili sono stati spinti nelle zone più periferiche: prima fuori dalle mura, poi verso la marina o nei latifondi e, dopo il terremoto del 1978, in contrade prive di negozi e di servizi o in un Centro Storico, passato "da centro a periferia".

Dove vivono oggi i pattesi? Come ci vivono e perché sono andati a viverci?

La risposta più completa e documentata la troverete nel secondo documento in Pdf allegato in basso (“Spostamenti della popolazione pattese dal 2011 al 2021”) Qui preannunciamo brevemente che:
  • I dati forniti dal numero degli elettori per sezione (gli stessi che avevamo usato 10 anni fa) indicano che il Centro continua a svuotarsi di cittadini residenti e che la Marina non assurge neanche adesso al ruolo di polo abitativo attrattivo, penalizzata, nonostante il grande afflusso di investimenti urbanistici, forse anche dall'uso delle case private solo per brevi affitti estivi, dal traffico caotico, dalla difficoltà di parcheggio e dalla rumorosità notturna della movida, mentre l'area di Case Nuove, che risultava attrattiva nel periodo precedente, si è stabilizzata, allineandosi alla flessione generale degli abitanti. Così, nel quadro di una continua diminuzione generale della popolazione cittadina (da 13.038 a 12.788 residenti nell'ultimo decennio), tutte le aree sono interessate ormai da un calo di residenti, ma in percentuale questo risulta più vistoso per l'intasatissima area Orti-Acquafico e per le Frazioni interne (Scala, Sorrentini, San Cosimo-Moreri, Gallo), in cui la qualità della vita o le possibilità di lavoro si sono ridotte al minimo, condizionate, in collina, soprattutto dalla crisi della piccola agricoltura e dei lavori artigianali.
  • I dati degli elettori per strada, d'altra parte, ricostruiti anche questa volta (grazie allo stradario delle sezioni elettorali) per Rioni storici e Contrade, mostra un calo ancora più grave del Centro Storico, oggi in parte disabitato e in rovina, e dimostra l'inefficacia dei lavori di riqualificazione di alcune aree (San Nicola-Buccirìa, San Michele) e delle agevolazioni concesse ai locali di ristorazione e ai tanti bed&breakfest, che non possono trasformare da soli un contesto urbanistico, che resta in generale gravemente degradato. Dai flussi di residenti risulta una capacità attrattiva solo di quelle Contrade in cui continua una residuale espansione edilizia (ed ancora una volta non urbanistica), con la pratica delle lottizzazioni, o si sono moltiplicate le aziende agrituristiche, basate sul lavoro familiare e su quello precario.

Insomma i pattesi o vanno fuori paese oppure continuano ad acquistare case nuove (lasciandosi alle spalle un gran numero di case antiche o semi-nuove sfitte), incuranti dei contesti urbanistici, che risultano ovunque carenti allo stesso modo. Le uniche attività economiche aggreganti risultano gli agriturismo, che hanno frenato la crisi della piccola agricoltura, grazie anche alle agevolazioni nazionali e regionali, mentre sulla costa, una volta scomparsa la pesca, il turismo balneare agevola solo qualche privato, senza diventare il volano di una urbanizzazione di qualità.

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