15 Ottobre 2021
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IL CAPRO ESPIATORIO

29-07-2021 10:14 - News Generiche
Durante la festa del Kippur (l'espiazione), gli Ebrei chiedevano perdono dei propri peccati nel Tempio di Gerusalemme, celebrando un rito in cui il Sommo Sacerdote “caricava” tutti i peccati del popolo su un capro, che veniva poi cacciato nel deserto.

Questo tipo di rituale è comune (con oggetti e soggetti diversi) a quasi tutte le popolazioni primitive ed anche al mondo classico, dato che nella festa ateniese delle Targhelìe si ricordava il sacrificio di alcuni giovani, inviati dal re Egeo a Creta, per chiedere perdono al re Minosse dell'uccisione di suo figlio, ponendo così termine alla pestilenza, scatenata ad Atene da Zeus, per punire la città di quel misfatto. Per questo quei giovani sacrificati vennero detti “pharmakòs” (farmaco, cura della malattia).

Nella storia recente sono state intere etnie (gli ebrei, i rom) a divenire capri espiatori dei problemi socio-economici degli Stati moderni ed anche nella letteratura contemporanea lo scrittore francese Daniel Pennac fa dire al più famoso protagonista dei suoi romanzi (Benjamin Malaussène), impiegato all'Ufficio reclami dei Grandi Magazzini (l'odierno tempio del consumismo), con il ruolo di oggetto deviato delle ire dei clienti insoddisfatti dalla sacra merce, che fa di professione il “capro espiatorio”.

Ed ecco che questo antichissimo trasferimento dei delitti su un soggetto innocente è tornato di moda anche in Italia, da quando con sogghigno beffardo, occhio allusivo e voce tagliente il Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, scandendo con solennità le parole, ha caricato le colpe della pandemia da Covid19 (l'odierna pestilenza) su “i non vaccinati”, incolpati di scegliere la morte per sé e per gli altri e perciò destinati ad essere espulsi dalla comunità dei “puri” (i vaccinati) come esseri impuri a cui “dare la caccia”, come si faceva nel ‘600 contro gli inesistenti “untori”, resi celebri dal romanzo del Manzoni.

Per svelare la natura ideologica e rituale di quel discorsetto, che ha aperto il coro conformista di esperti, giornalisti, psicologi e massmediologi contro gli infami non vaccinati, chiariamo alcuni punti:

1. I “non vaccinati” non sono un gruppo compatto: nel 40% di italiani sopra i 12 anni che non hanno fatto neanche una dose di vaccino, infatti, ci sono i non vaccinabili per incompatibilità sanitarie; i giovani, a cui si apre e si chiude l'accesso alla vaccinazione, a seconda delle “mode scientifiche” e delle urgenze di smercio del momento (chi non ricorda l'ira di Draghi contro i giovani psicologi, che sottraevano il vaccino agli anziani?); i cittadini insospettiti dalla troppo rapida sperimentazione di questi vaccini e dai letali effetti collaterali, ammessi sempre in ritardo; quelli che negano non solo la validità del vaccino, ma addirittura l'esistenza della malattia e quelli che più semplicemente, vivendo in zone isolate, hanno difficoltà di accesso ai centri vaccinali oppure, per lunga e dolorosa memoria storica, diffidano in generale delle istituzioni statali.

2. Parimenti “i vaccinati” sono del tutto disomogenei, sia perché, a seconda del vaccino ricevuto, sono immunizzati dal 60 al 90% (e non è certo la stessa cosa), sia perché a seconda della Regione di appartenenza sono già “patentati” con una sola dose o con il ciclo completo. Non ha dunque senso contrapporre tra loro due gruppi, suddivisi in realtà in varie fasce di sottogruppi diversi.

3. Quanto ai vaccini, ricordiamo che non sono obbligatori (e che dunque chi non li fa non è un illegale evasore) e soprattutto che ci è stato ripetuto più volte (per ultimo dal famoso immunologo Fauci) che, se proteggono abbastanza bene dalle forme più gravi e letali di malattia, non evitano l'infezione e dunque né la possibilità di trasmettere ad altri il virus né di consentire al Covid di sviluppare le sue varianti. Perché mai, dunque, consentire ai vaccinati di abbandonare tutte le protezioni e di ammassarsi liberamente, divenendo rapido canale di trasmissione del virus?

4. Ed ancora, riguardo al Green Pass obbligatorio ed alle 3 modalità che consentono di accedervi (guarigione, vaccino o tampone), a parte il conflitto con eventuali inviolabili libertà costituzionali (e meno male che si è già specificato che non sarà necessario per votare!), ci sembra che una conseguenza necessaria dovrebbe essere la gratuità dei tamponi (oggi con un costo intorno ai 20 euro), per evitare che chi dispone di maggior reddito possa agevolmente aggirare il vaccino, aggiungendo un piccolo sovrapprezzo, per accedere liberamente, entro 48 ore a qualunque “luogo chiuso”.

5. Va inoltre smentito definitivamente il falso obiettivo dell'immunità di gregge, dato che è stato da tempo detto che, a causa della globalizzazione dell'epidemia, della breve durata dei vaccini e dell'impossibilità di vaccinare comunque una certa quota della popolazione, nel caso del Covid si tratta di un obiettivo oggettivamente irraggiungibile.

6. Ed infine: cosa ha fatto questo governo per evitare la diffusione del Covid, al di là del più o meno drastico lockdown? Una campagna vaccinale partita con grande ritardo ed affidata non ai divulgatori scientifici (pur avendo ancora a disposizione il bravissimo Piero Angela), ma ai conduttori di spettacoli popolari (da Bonolis alla Venier), trattando gli italiani come minorati da imbonire, non come cittadini da rendere consapevoli di rischi e vantaggi e dunque in grado di scegliere liberamente. Ma ancor peggio nulla si è fatto sulle carenze strutturali: trasporti, edilizia scolastica, medicina territoriale, potenziamento delle indagini epidemiologiche sul tracciamento del contagio, ecc.

Ecco allora che, al profilarsi dell'ennesima nuova ondata di contagi, occorre offrire all'ira dei governati, illusi dall'eterna "luce in fondo al tunnel", un capro espiatorio: occorre additare all'opinione pubblica un colpevole di comodo, individuato in chi non ha consumato la merce vaccino. E che di merce da agevolare si tratti ce lo dice la scomparsa della comune influenza registrata improvvisamente l'anno scorso, pur in corrispondenza di un calo drastico del vaccino antinfluenzale, semplicemente perché finora non si era mai comunicato alla popolazione che sarebbe bastato usare la mascherina nei luoghi affollati per debellare le varie ondate di epidemia, senza ricorrere ai costosi e sempre pubblicizzati vaccini.

Per concludere, si chiedeva qualche giorno fa, in una delle tante trasmissioni tv dedicate al Covid, un allergologo che si era autopromosso pedagogo: “cosa mai potranno insegnare ai propri alunni gli insegnanti che non si vaccinano?” Lo rassicuriamo che, vaccinati o non vaccinati, i buoni insegnanti potranno sempre insegnare molte cose: l'uso della logica e del pensiero critico, l'antropologia, la storia ed il fatto che la medicina è una scienza particolare: non esatta, condizionata dalla peculiarità di ogni paziente e di ogni ambiente, legata più di altre discipline all'osservazione costante ed alla disponibilità di adeguarsi ai fatti, e soprattutto davvero valida solo in quanto capace di non farsi influenzare dalle allettanti offerte delle industrie farmaceutiche, di cui sarebbe istruttivo seguire, in quest'ultimo anno, i canali di finanziamento.


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