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MEMORIE DEMOLITE

19-02-2016 15:04 - News Generiche
Marina di Patti, borgo marinaro cinquecentesco, già a fine ‘900 ha visto distrutte imponenti testimonianze di archeologia industriale (le tipiche Fornaci, botteghe artigiane dei pignatari, il pastificio, la fabbrica del ghiaccio), in nome di un malinteso risanamento urbanistico. Negli ultimi 10 anni, poi, una corsa alla creazione di alberghi, bed&breakfast e miniappartamenti ha travolto le antiche ville ottocentesche, in parte rase al suolo insieme ai parchi che le circondavano, in parte rimaste soffocate tra elevazioni di 4-5 piani in cemento armato, che le hanno chiuse alla vista del mare e che bloccano persino la circolazione delle brezze boschive collinari.
Sul lungomare, affollato di anonimi bar tutti uguali, in cui i gelati artigianali e le granite classiche hanno ceduto il posto a globalizzati coktail e food & drink, e in cui la vista del mare è possibile solo a spicchi, tra gli impianti stabili dei locali sotto i resti della lunga pineta, gli stabilimenti balneari permanenti per tutto l’anno e la piscina di un albergo, circondata da un imponente muro in cemento armato, restano pochissime le testimonianze architettoniche dell’antico borgo storico: l´ottocentesca fonderia Spinnato e qualche costruzione ad un piano, con le tipiche cornici di porte e finestre in antica pietra arenaria pattese, le strutture interne con le arcate in pietrame misto, le travi di robusto castagno ed il tetto con il tipico coppo siciliano.
Proprio la demolizione di una di queste strutture è ben visibile nella foto accanto: le 3 imponenti arcate che qui vedete ancora in piedi, sono state ormai rase al suolo da un paio di giorni, insieme al tipico portone in arenaria con pietra di volta e alle finestre contornate da pietre di fiume, per fare posto ad un palazzo a 3 piani in cemento armato ed infissi in alluminio, che ospiterà probabilmente mini-appartamenti, sfruttando l’istallazione di impianti fotovoltaici e solari per completare un quarto piano con verandina finale.
Non entriamo nel merito della liceità del progetto, che spetterà ai tecnici comunali o ad eventuali controversie legali appurare, ma ci domandiamo: com’è possibile che a nessuno sia venuto in mente, pur tra le innovazioni e le elevazioni consentite, di tutelare la tipica facciata al pianoterra e la struttura a grandi travi del pianoterra, magari inglobandole solo a livello ornamentale in strutture più moderne (anche se non per questo necessariamente più sicure)?.
L’appello di un cittadino che fa parte della Consulta territoriale di Marina, rivolto alle autorità cittadine e provinciali ed alla Soprintendenza, è rimasto senza risposta.
Si costruisce per incrementare il turismo, potrà dire qualcuno. Ma cosa verranno a vedere i turisti, se si demoliscono le architetture storiche e si soffoca il lungomare tra il cemento e la nafta dei motoscafi?

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