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I NOMI E LE COSE: area industriale o area artigianale?

06-02-2016 11:18 - News Generiche
I nomi non sono solo modi convenzionali per indicare oggetti, luoghi e persone, ma hanno qualcosa di "magico", dato che mettono in moto connessioni logiche ed immaginazione. E´ bastato, ad esempio, che la nostra Associazione ricominciasse a chiamare con il suo vecchio nome il rione S. Nicola-Bucciria, nel Centro Storico pattese, per ridargli quella dignità di luogo di antiche memorie e di precise funzioni storico-sociali, che dagli anni ´80 era stata appannata, sotto l´anonima definizione urbanistica di "Piazza Niosi e vie adiacenti". E bisogna sottolineare che la scelta di abbinare un nuovo nome non è mai casuale, ma risponde sempre a una precisa intenzione di veicolare significati nuovi, cancellando abbinamenti logici non più graditi.
Per questo, quando nelle dichiarazioni di amministratori e tecnici comunali, nei comunicati stampa e nei discorsi ufficiali sentiamo improvvisamente cambiare il modo di definire un luogo, scatta in noi la curiosità di comprendere quali "cose" preannunci il nuovo "nome".
L´area industriale che sorge sulla riva destra (lato Messina) del Timeto è definita tale dal Piano Regolatore Generale di Patti ed è stata consacrata a questa funzione dal Consorzio ASI, che l´ha fatta oggetto di un proprio investimento. Molto più tardi, per rimediare alla poco felice cancellazione della zona artigianale (consegnata frettolosamente alla lottizzazione edilizia), si è offerta la possibilità, alle imprese artigianali, di chiedere l´assegnazione di uno dei tanti lotti non assegnati della zona industriale.
A partire dal 2000, comunque, l´unica vera "industria" di quell´area è stata la "Ceramiche Caleca", che, pur vedendo ridursi nel tempo i propri addetti, ha chiuso la sua piena attività con ancora 49 dipendenti. Quanto alle imprese artigianali, molte hanno rifiutato di spostarvisi, ritenendo la zona troppo periferica, scomoda per l´assenza degli allacci idrici e svantaggiosa per le condizioni offerte dal Comune. L´artigianato pattese è emigrato, così, nei paesi vicini: Gioiosa Marea (con la vicina contrada Acquasanta), Falcone e Furnari.
Da alcune settimane, però, amministratori, tecnici e comunicati stampa insistono nel ridefinire la zona come "area artigianale". Le ipotesi possono essere diverse:
1) si cerca di far dimenticare il fallimento di una politica industriale perseguita da sempre senza nessuna tutela né del territorio (sottratto ad una fiorente olivicoltura e vicino ai pozzi di acqua potabile del paese), né degli operai, spesso malpagati e licenziati;
2) si cerca di occultare il fatto che si è creata un´area industriale senza le dovute infrastrutture (allacci idrici ed elettrici stabili, adeguati scarichi fognari, scarico delle acque dei piazzali, ecc.);
3) si insegue chissà quale bando regionale o europeo, destinato alle aree artigianali, partendo dall´ennesimo trasformismo linguistico.
Noi ci auguriamo che l´ipotesi sia la terza, sperando che si voglia approfittare di qualche agevolazione per richiamare nel nostro territorio gli artigiani pattesi e per invogliare i giovani ad intraprendere seriamente questa faticosa ma gratificante attività, che, se di qualità, rivede oggi nuove prospettive economiche.
Se invece l´ipotesi fosse una delle prime due, non tarderemo a farvelo sapere.

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