18 Dicembre 2018
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La foto della settimana n° 96: uomini e bestie, tradizioni e consumismo

04-01-2016 17:33 - La foto della settimana
La foto di questa settimana, pubblicata sul sito di Kontrokultura, è stata ripresa su molti social network e rappresenta un cane sfigurato da alcuni ragazzini, che per gioco gli hanno fatto mangiare un petardo. Non abbiamo la foto dei ragazzini, né quella dei genitori che ogni anno (persino in un periodo di crisi economica) comprano per loro i petardi.
Più del 10% dei Comuni italiani (quasi 900 su 8.005) ha deciso quest’anno di vietare i “botti” di Capodanno, per una serie di ottime ragioni: l’elevato numero di incidenti per chi li usa (in particolare i ragazzini), la strage di animali che comportano, il pericolo di incendi, l’aumento dell’inquinamento atmosferico e l’inevitabile commercio di esplosivi e di ordigni con innesco già pronto in un momento in cui si controllano ossessivamente viaggiatori, pellegrini, spettatori e partecipanti a manifestazioni di ogni tipo.
Ma la stragrande maggioranza dei Comuni (compreso naturalmente il nostro) non ha voluto fermare questa radicata “tradizione”. Una parola questa oltremodo abusata oggi e tirata come una coperta corta per coprire attività altrimenti difficili da giustificare. Circa 50 anni fa, infatti, la “tradizione” irrinunciabile del Capodanno italiano era quella di gettare giù dalle finestre tutte le “cose vecchie”: dallo scoccare della mezzanotte, perciò, e per circa mezzora, volavano in strada stoviglie spizzicate, lampadine fulminate, servizi igienici in disuso e persino vecchi mobili tarlati. Tradizione? Piuttosto l’esigenza di liberarsi almeno una volta l’anno di rifiuti ingombranti e speciali, di cui non si era ancora organizzata la raccolta. Creata questa (con il relativo lievitare delle tasse comunali e degli affari per i gestori delle discariche), la “tradizione” è tramontata rapidamente, anche perché oggi il ritmo di ricambio di elettrodomestici, oggetti per la casa e strumenti elettronici è diventato talmente elevato che si rischierebbe la paralisi delle strade urbane.
Ecco allora che da qualche anno si è diffuso in grandi e piccoli centri di tutta Italia il massiccio consumo di fuochi d’artificio e di congegni esplosivi altamente rumorosi, che da metà dicembre affliggono le nostre già rumorosissime città. Tradizione? Era tradizione (a partire dal diffondersi della polvere da sparo, verso la fine del Settecento) l’elaborato spettacolo pirotecnico per alcune grandi solennità ed il popolare uso delle armi da sparo per dare, insieme alle campane, il senso della festa nel grande silenzio dell’Europa contadina. Era tradizione il pagano uso del rumore per allontanare gli spiriti maligni (ma come la mettiamo, qui, con la nostra ostentata identità cristiana?). Non ha nulla a che fare con la tradizione il grosso giro d’affari legale ed illegale prodotto dalla vendita dei “botti”, che si preferisce lasciar fare (sequestrando piccole percentuali dimostrative) e non ha nulla di tradizionale (a meno che non si voglia confondere la tradizione con i più bassi istinti umani) il sadico disprezzo che una ancora troppo grande maggioranza di persone ama vantare verso la sofferenza degli animali. Sia chiaro, infatti, a questo proposito, che persino le società di allevatori, basate sul consumo di carne, avevano un tradizionale rispetto sacrale per il momento dell’uccisione degli animali, che vivevano liberamente e tranquillamente accanto agli uomini fino al momento del loro violento sacrificio rituale. E’ stata solo la società industriale, basata sull´ossessivo bisogno di aumentare di continuo i consumi, a creare l’allevamento in batteria, i mangimi chimici ed una considerazione dell’animale come oggetto, di cui il consumatore finale ignora tranquillamente la sofferenza.
Ci sembra, perciò, che la riconquista di un rapporto più “umano” con gli animali e la natura che ci circonda e la sostituzione dell’uso dei botti (compresi i fuochi d’artificio, il cui uso inflazionato persino nelle feste private ha fatto smarrire l’originario significato di solennità) con “tradizioni” meno invasive e fastidiose sia adatta ad una società che ama definirsi civile mentre è solo banalmente consumista.

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