12 Dicembre 2018
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La foto della settimana n° 83: CONDANNA A MORTE PER I RANDAGI PATTESI

10-08-2015 18:10 - La foto della settimana
E' difficile accettare che un cucciolo, a qualunque specie vivente appartenga, possa essere soppresso in modo atroce da adulti consapevoli delle proprie azioni, ma il ripetersi di avvelenamenti e di uccisioni di randagi nel Comune di Patti non lascia dubbi sul fatto che qualcuno (autorità comprese, purtroppo) ritiene questo il modo più semplice per risolvere il problema della presenza, nel nostro territorio, di animali senza padrone, a prescindere da una loro presunta pericolosità.
Il cucciolo della foto, in preda a convulsioni e con la bava alla bocca, era nato, come l'altro già morto, che si intravvede a terra, poco lontano da lui, meno di due mesi fa, nel recinto della Centrale Idrica del fiume Timeto, intorno alla quale tre cagnette hanno trovato da qualche tempo un punto di riferimento alla propria vita solitaria. Una si era provveduto a sterilizzarla, le altre due, inspiegabilmente, no (sarà questa l'applicazione della spending revue?)e quasi contemporaneamente hanno dato alla luce 17 cuccioli.
Nella calda estate siciliana, quando ogni cosa è riarsa e il letto del fiume si asciuga completamente, la loro sopravvivenza è rimasta legata all'affetto degli operai della Centrale e all'intervento dei volontari di un'associazione animalista pattese, che hanno provveduto, a fine luglio, a segnalare ufficialmente al Sindaco la presenza e la collocazione temporanea dei cuccioli (come dimostra il documento che alleghiamo a fondo pagina, che è stato protocollato a fine luglio al Comune di Patti).
Ma non hanno ottenuto nessuna risposta dall'amministrazione: così, puntualmente, nel vuoto della decisione politica e della presenza istituzionale, ha prevalso la legge arcaica dei pastori che conducono le mandrie al fiume, secondo la quale gli animali utili (per latte, carne, pelle, guardia) si curano, mentre gli altri, potenzialmente concorrenti o dannosi sul territorio, si sopprimono. Si fa così da quando l'uomo è diventato allevatore e cacciatore, si fa così dove la legge e chi la rappresenta non governa di fatto il territorio.
Una domenica, approfittando del fatto che (sempre in nome della spending revue) la Centrale resta del tutto incustodita, qualcuno entra nell'area della Centrale Idrica (che dovrebbe essere sottoposta, per la sicurezza dei cittadini, ad una rigorosa sorveglianza, se non con il personale, almeno con telecamere fisse) e getta esche avvelenate.
Le mangia per primo e più abbondantemente Achille, il cucciolo più grande e più forte, che muore già nella notte, mentre alla mattina presto, quando arrivano gli operai comunali ed i volontari animalisti, si cerca di dare soccorso agli altri e li si porta presso un veterinario. Un'altra cucciola muore e altri due (tra cui quella della foto)stanno lottando per la vita, attaccati alle flebo. Gli altri, tenuti per ora in osservazione dagli animalisti, non si sa dove portarli: l'Amministrazione è latitante mentre il servizio veterinario, dopo un'ispezione al cucciolo morto, lo ha momentaneamente rimosso e si spera che lo faccia sottoporre agli esami previsti dalla legge.
Tutto ciò accade in un paese che non ha un canile comunale, che non pensa di costruirlo e che scarica abitualmente l'opera di assistenza ai randagi sulle associazioni animaliste. In compenso, con la propria latitanza, lancia un messaggio ben compreso dagli avvelenatori: chi vuole, faccia pure da sé.
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