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Il mercato immobiliare: I DATI INVISIBILI

21-05-2015 15:13 - Le inchieste
Con ogni mezzo di comunicazione disponibile, la propaganda governativa ci annuncia oggi che "anche il mercato immobiliare è in ripresa". Ma su quali dati si basa questa affermazione?
I dati statistici (che sono la base oggettiva principale di un´inchiesta) per spiegarci qualcosa hanno bisogno di essere integrati e confrontati. E allora, se è vero che l´ultimo periodo vede un aumento percentuale di compra-vendite, occorre anche sapere (come minimo) che andamento ha il valore degli immobili, chi vende (e perché) e chi compra (e come).
Con un pò di pazienza si può scoprire, così, che:
1) il valore degli immobili è sceso di parecchio e non poteva che essere così dopo anni di corsa alle nuove costruzioni e dopo l´aumento spropositato delle tasse sulla casa, sganciate dal reddito del proprietario;
2) chi vende? Aumenta la vendita di case già costruite, dunque la "rivendita": da parte di chi non trova più conveniente la differenza tra tasse, ristrutturazioni e incassi da affitto o semplicemente da parte di chi ha bisogno di liquidità per vivere e trasforma, perciò, la classica forma di risparmio (o di investimento), costituita dal "mattone" in consumo primario (basti pensare agli anziani che vendono con il vincolo di poter restare nell´appartamento venduto);
3) chi compra? Se è vero che c´è un leggero aumento di mutui, grazie alla diminuzione dei tassi di interesse, pompata dalle istituzioni bancarie internazionali, e che di fronte al blocco dell´edilizia popolare (sia come nuove costruzioni che come assegnazioni) chi può non ha altra scelta che comprare la prima casa, il grosso delle transazioni avviene... con pagamento immediato! Chi può permetterselo? Le grosse compagnie (ad es. le società assicuratrici o le stesse banche), o chi dispone di molta liquidità: nulla impedisce che si tratti di soldi illeciti o di profitti in nero.
Il mercato immobiliare riparte? Forse si, ma per aumentare la differenza tra ricchi e poveri e perché la speculazione si sposta dai titoli di Stato (ormai privi di rendimento) ad altre forme.

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