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INCHIESTA RIFIUTI A PATTI

10-02-2016 15:48 - Le inchieste
Abbiamo scritto qualche giorno fa, parlando di rifiuti differenziati e delle scarse informazioni ricevute in proposito dal Comune, che sarebbe toccato ai cittadini ricostruire i dati mancanti sulla destinazione finale dei rifiuti riciclabili. Diamo oggi un nostro contributo ad una più completa conoscenza del ciclo dei rifiuti nella nostra cittadina, dopo aver visitato le due piattaforme presenti nel nostro territorio, la PI.ECO srl di contrada Mulinello e la SAGEM, gestita dalla Gaema srl nella contrada Acquasanta del vicino Comune di Gioiosa Marea, ed aver intervistato le persone che le dirigono, raccogliendo non solo utili informazioni, ma anche un lucido contributo all´individuazione di alcuni nodi essenziali del problema.
Nel documento allegato a fondo pagina al n. 1 potrete leggere quali materiali vengono raccolti dalle due piattaforme, come vengono ridotti o trasformati e dove vengono infine trasportati per un completo riciclo. Troverete anche alcuni cenni relativi all’aspetto economico del problema ed al rapporto complesso di queste strutture private con i Comuni, con le altre imprese del territorio e con i cittadini. Su questo punto alleghiamo, qui a fondo pagina, anche 3 atti del Comune di Patti, relativi agli accordi stretti con le due piattaforme e al quantitativo di rifiuti differenziati conferiti. Non possiamo quantificare, purtroppo la percentuale raggiunta dalla differenziata perché il Comune non ha ancora reso pubblici i dati relativi alla raccolta complessiva dei rifiuti urbani nello stesso periodo.
In queste poche righe di introduzione, invece, vogliamo accennare ad alcuni temi più generali, su cui questa indagine sui rifiuti ci ha fatto riflettere.
Diciamo innanzitutto che le nostre inchieste mettono spesso “sotto accusa” chi ha il potere oggi di controllare la gestione del territorio (e cioè soprattutto amministratori ed imprenditori), anche se i problemi odierni hanno radici antiche e chi li ha creati in passato può talora restare in ombra. La nostra associazione svolge da soli 3 anni il suo lavoro di inchiesta nel Paese Invisibile ed il nostro campo è soprattutto l’indagine sociale, non la storia. Ciononostante, per dare maggiore obiettività al nostro lavoro, pensiamo che sarà necessario curare sempre la ricostruzione del passato, a partire dal secondo dopoguerra o almeno dagli anni ‘80, come abbiamo già fatto in alcune inchieste.
Un altro nodo essenziale è che la nostra critica intende mettere sotto accusa non le persone o le loro capacità, ma la situazione oggettiva creata dalle loro scelte pubbliche, soprattutto quando queste scelte, al di là delle intenzioni soggettive che le hanno determinate, peggiorano le condizioni di vita di persone e territori.
Un’ultima riflessione riguarda il rapporto tra politica ed imprenditoria privata. La committenza pubblica, infatti, il finanziamento istituzionale ed anche la rapidità delle autorizzazioni burocratiche o l’esercizio dei controlli sono spesso, soprattutto nel Meridione d’Italia, decisivi per la sopravvivenza delle aziende.
Il ceto politico, perciò, finisce con l’esercitare, oggettivamente (e spesso anche volutamente) una funzione di filtro delle ditte private, monopolizzando la conoscenza delle procedure di accesso e delle corrette modalità di svolgimento degli interventi ed opacizzando la trasparenza degli appalti e delle collaborazioni. Esso si garantisce così una sicura clientela ed un ruolo insostituibile di mediazione economica e sociale.
E’ necessario invece che le istituzioni forniscano informazioni ampie ed accessibili a tutti su committenze, bandi e procedure e che i controlli siano esercitati in modo imparziale. E’ auspicabile inoltre un rapporto più diretto e trasparente tra i cittadini e le imprese, per cancellare la diffidenza dei primi ed il rischio che le seconde siano tentate di utilizzare un canale politico clientelare.
Ciò vale soprattutto nel campo dei servizi, in cui i cittadini sono utenti diretti delle imprese che ne assumono la gestione, ma più in generale in tutti gli appalti pubblici, il cui ruolo di volano dell’economia e di riorganizzazione del territorio non può consentire altri fini se non quelli dell’utilità collettiva.













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