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DEFINITIVAMENTE ARCHIVIATA L’ACCUSA DI DIFFAMAZIONE DI RUGGERI

13-01-2016 18:52 - Le inchieste
Anche il giudice penale (dopo quello civile) ha assolto dal reato di diffamazione a mezzo stampa il Presidente della nostra Associazione, Gloria Faustini, denunziata l’anno scorso per alcuni articoli, apparsi (e tuttora presenti) nella sezione ”Inchieste” di questo sito, dal Cavaliere del Lavoro dott. Salvatore Ruggeri, titolare del gruppo Valvitalia di Rivanazzano (Pavia) e presidente della srl “Ceramiche Siciliane Ruggeri” di Patti (di cui vedete accanto una recente foto dello stabilimento in contrada Ronzino).
Il procedimento penale è stato archiviato al Tribunale di Patti (su richiesta del Pubblico Ministero, dott. Melis) per decisione del Giudice per le Indagini Preliminari, dott. Molina, perché “non sono stati travalicati i limiti intrinseci del diritto di critica politica”.
Le due inchieste, su cui si era basata soprattutto l’accusa del Cavaliere Ruggeri, sono quelle su “La breve estate delle fabbriche pattesi”, che ripercorre la storia della dolorosa chiusura della fabbrica di caramelle “Tyndaris” e della fabbrica di valvole industriali “Wagi”, e su “Il lungo autunno delle fabbriche pattesi”, che ricostruisce le ultime vicende che hanno portato al fallimento della “Ceramiche Caleca”.
Riguardo alla prima, Ruggeri contestava il fatto che avessimo ricollegato alla scelta strategica di spostare la direzione ed il grosso della produzione a Voghera (presa da lui nel 1979, nella veste di alto dirigente della Grove) l’avvio del processo che portò alla dismissione dell’investimento siciliano.
Riguardo alla seconda, invece, oltre a dolersi dell’accostamento al finanziere Michele Sindona (che aveva fondato la WAGI a Patti negli anni ‘60) e di una presunta allusione alla massoneria ed alla mafia, rifiutava un accostamento della sua nuova impresa pattese (la “Ceramiche Siciliane Ruggeri”) alla fallita “Ceramiche Caleca”, pur ammettendo esplicitamente di avere avuto un ruolo determinante nella richiesta di fallimento della storica fabbrica pattese, di cui una sua società, la ITH, è tuttora la principale creditrice.
Come già per l’Ordinanza del giudice in sede civile, dott.ssa Russo Femminella, (su cui vedi, nella sezione “Inchieste” del sito, la nota del 24/06/2015), ci fanno particolarmente piacere le motivazioni con cui il dott. Melis ha contestato l’applicabilità del reato di diffamazione, perché riconoscono che, nelle nostre sia pur aspre critiche alla politica industriale di Ruggeri, manca “un attacco personale, lesivo della dignità morale ed intellettuale dell’avversario” ed una “gratuita ed immotivata aggressione alla sfera personale” , che sono per noi principi essenziali della nostra attività di inchiesta e di denuncia sociale.
Senza voler sollevare nuove polemiche, ma restando solo in attesa di sapere se la “Ceramiche Siciliane Ruggeri” abbia finalmente avviato per intero la propria attività nello stabilimento di contrada Ronzino (dove si trova attualmente il suo showroom) e con la speranza che possa al più presto eguagliare almeno i 27 dipendenti della Majolica Italiana (se non i 49 della Caleca al momento della chiusura), crediamo sia interessante proporre alla lettura di chi ci segue i due documenti, allegati in pdf a fondo pagina e reperibili anche sul sito di “Valvitalia”, che abbiamo citato davanti ai giudici a riprova delle scelte di politica industriale del dott. Ruggeri.
Il primo è il suo Curriculum vitae, in cui esalta la propria strategia di acquisizione di piccole aziende, in possesso di maestranze esperte, di prestigiosi know how e di marchi storici, costrette nella fase della globalizzazione e in un periodo di crisi economica ad affidarsi ad un manager dotato di “capacità di ricorrere al credito” e di “una struttura commerciale sovranazionale”.
Il secondo è la Lectio Doctoralis, dedicata a “L’impresa globale”, che Ruggeri ha letto in occasione del conferimento della Laurea honoris causa da parte dell’Università di Pavia, in cui, nel (nel paragrafo “Valvitalia Group”) precisa di unificare lo stile globale della vendita e dell’acquisizione dei fattori della produzione con la capacità di “coinvolgere primarie istituzioni finanziarie italiane” e con la proposizione di un “made in Italy”, riconosciuto “ovunque come un grande valore”.
Dalla lettura di questi due documenti si comprende dunque - come è scritto nella Memoria Difensiva presentata in sede civile dal nostro avvocato, la dott.ssa Lucia Virzì - che il fatto di attribuirgli l’intenzione di utilizzare il recente e cospicuo finanziamento del Fondo Strategico Italiano (che attinge alla Cassa Depositi e Prestiti e che il 15 dicembre 2013 è entrato in Valvitalia con il 49,5%, investendo 151 milioni di euro) per acquisire a condizioni vantaggiose anche aziende storiche pattesi (ed il loro marchio), con cui invadere i mercati internazionali, è solo applicare alla situazione locale il suo dichiarato stile di management e limitarsi ad una critica complessiva della globalizzazione e dei suoi effetti sociali.
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