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I PATTESI INVISIBILI UCCISI DAL BOMBARDAMENTO ANGLO-AMERICANO DEL 9-13 AGOSTO 1943

09-08-2025 11:15 - Le interviste
La guerra contro la popolazione civile ha iniziato la sua tragica storia nel 1937, quando, durante la guerra civile spagnola, la cittadina basca di Guernica venne rasa al suolo da un bombardamento della Legione Condor tedesca e dell'Aviazione Legionaria italiana, alleate del generale Franco: un massacro eternato da un celebre quadro di Picasso. È lo sviluppo dell'aviazione infatti (fino agli ultimi droni delle guerre contemporanee) a consentire di “saltare” le linee del fronte di combattimento tra gli eserciti per coinvolgere gli abitanti di città e paesi, allo scopo di minarne il morale e di “conquistarli”, come teorizzerà molti anni dopo il generale britannico della NATO, Rupert Smith, coniando l'espressione “guerra tra la gente” nel suo saggio “L'arte della guerra nel mondo contemporaneo”.

Da allora, passando da Dresda ed Hiroshima, per arrivare al Vietnam ed a Gaza, i cosiddetti “danni collaterali” diventeranno una prassi normale delle guerre, affiancando ed accelerando le avanzate degli eserciti.

Nell'agosto del 1943 la Sicilia era divisa in una zona già occupata dagli alleati anglo-americani ed in una ancora governata dalle autorità fasciste. Il 7 agosto a Patti i bambini giocavano al pallone in Piazza Municipio quando, come ha raccontato nel 2013, in un'intervista al “Paese Invisibile”, il sarto Antonio Viagrande, abitante del rione San Michele, che era allora tra loro, sentirono il rombo di alcuni aerei americani e poi il crepitio dei colpi dell'antiaerea tedesca, piazzata nel fiume Provvidenza e su, al rione Segreto, ma gli aerei lanciavano solo volantini, che avvisavano la popolazione civile a mettersi in salvo da un imminente bombardamento. I bambini portarono a casa i volantini, ma in pochi lasciarono le case, perché le autorità fasciste rassicurarono che si trattava solo di propaganda e perché i più poveri non avevano case fuori paese e sarebbe stato difficile passare la notte con i bambini in aperta campagna.

Così il 9 agosto, alle 7 del mattino, gli uomini erano in gran parte già in campagna a lavorare ed a casa c'erano soprattutto donne, bambini ed anziani. Saranno soprattutto loro, infatti, a cadere sotto le bombe alleate specialmente nei rioni lungo il fiume: San Michele, Pollini, Sant'Antonio Abate, San Domenico, Via Stazione, Contrada Orti.

La nostra associazione nel 2013 è riuscita ad identificarne con certezza solo 14, dedicando loro una lapide affissa ancora oggi sulla facciata del Municipio, di fronte alla Chiesa di Sant'Ippolito (grazie al sostegno finanziario dell'architetto Paola Sarasso, in quei giorni dirigente del “Rotary Club” di Patti e della ditta “Marmi Furnari”, mentre le istituzioni pattesi continuavano a prendere le distanze da quella verità), perché per settant'anni i documenti scritti hanno ostinatamente negato la verità di questa strage, a cominciare dalla Delibera di giunta del novembre '43, relativa ai danni (solo materiali: distruzioni fino al 90%) del bombardamento, redatta dal sindaco nominato dal Comando Alleato, Attilio Cappadona, per la cui scelta pare avesse pesato la sua appartenenza alla filoamericana loggia massonica di Patti, per arrivare sino agli storici locali: il prof. Mancuso nel suo libro “Una lontananza di anni luce” parla solo di alcune vittime nella vicina Montagnareale (senza peraltro riportarne i nomi, resi pubblici poi dalla nostra Associazione) e la pur accuratissima relazione di Giovanni Sardo Infirri che, su una rivista locale, ricostruisce abilmente lo spostamento delle truppe e le strategie di combattimento, ma ignora le vittime civili pattesi.

Come conferma in un saggio recente Sebastiano Parisi (da cui abbiamo tratto la foto accanto) “Baia di Oliveri 1943: le operazioni militari tra Brolo e Messina”, pubblicato nel 2020, solo la nostra Associazione è fonte primaria per l'attestazione delle vittime civili pattesi, grazie alla lapide sul Municipio ed alle interviste, tra cui quella alla signora Alba Fortunato, tratta dal bel filmato di Nino Cadili “Patti sotto le bombe del ‘43”, girato in collaborazione con Gloria Faustini, che ha curato i documenti storici e le interviste.

Le interviste appunto, cioè le fonti primarie orali, confermate poi dai certificati che, solo grazie alla traccia di quelle testimonianze abbiamo potuto trovare nell'Archivio dell'Anagrafe di Patti, sono il cuore delle nostre scoperte storiche, perché solo il Paese Invisibile poteva fidarsi più della memoria collettiva degli invisibili pattesi che delle menzogne o delle trascuratezze delle fonti scritte, consegnando per sempre al ricordo dei pattesi i nomi di Angela Genovese, di 45 anni, caduta nel rione San Michele insieme alla figlia sedicenne, Maria Cappadona Sciammetta, e a Provvidenza Baeli, di 83 anni; Giuseppa Colletti, di 58 anni, uccisa a Valle Tindari, Maria Amelia Accordino Fortunato, raggiunta in contrada Monte dai colpi delle navi inglesi, Nunzio Cottone, di 80 anni, colpito nel rione di San Leonardo, Maria Tindara Pichilli, di 37 anni, uccisa da una bomba insieme al figlioletto Carmelo Benedetti, di 4 anni, nel rione di Pollini, Maria Cannavò, di 40 anni, saltata in aria insieme ai figli Carmelo e Giovanna Perrotta, di 6 e 2 anni, nel rione Orti, dove sono morti anche Giovanni Callia D'Iddio di 83 anni, insieme alla moglie Giuseppa Pinto Vraga, di 77 anni, e Maria Gregorio, di 69 anni.

E ringraziamo i testimoni diretti, già allora ormai sull'ottantina, oggi in parte purtroppo scomparsi, che ci hanno consentito di identificare con esattezza queste vittime civili: le parole di alcuni di loro sono state registrate nel bel filmato di Nino Cadili: “Patti sotto le bombe del '43”, di cui diamo a fine testo il link, invitandovi a vederlo o a rivederlo. Le testimonianze non meno essenziali di altri pattesi e di alcuni cittadini di Montagna Reale sono state invece raccolte su registratore da Gloria Faustini, perché non hanno voluto lasciarsi filmare.

Ne citiamo qui i nomi, ringraziandoli ancora della fiducia che ci hanno dimostrato, dopo essere stati smentiti e sbugiardati per anni: Febronia Cappadona Sciammetta, Alba Zappia Fortunato, Tindaro Costanzo (che appaiono nel filmato insieme a Mariannina Magistri, intervistata da Cadili) e poi Antonio Viagrande, Pietro Panissidi, Santino Franchina, Nunzio Cottone, Valentina ed Italia Di Blanco Pontillo, registrati solo a voce, perché non hanno voluto essere ripresi.