CACCIA AL GATTO CON RIMBORSO PREMIO
02-11-2026 10:32 - News Generiche
In Italia negli ultimi anni il fenomeno del randagismo di cani e gatti è stato affrontato dal legislatore con una maggiore cura verso gli animali, dando rilievo alle loro peculiarità naturali e riconoscendo i loro diritti. La realtà concreta però è diversa tra i vari Comuni e la maggiore preoccupazione di molte Amministrazioni è quella di risolvere il problema eliminando gli animali liberi dal loro territorio anziché garantirne una presenza più sicura.
A Patti c’era stata, durante le amministrazioni Aquino, una certa apertura verso la gestione dei cani randagi, grazie soprattutto alle battaglie condotte da Daniela Faranda e da Anna Chiodaroli, che avevano ottenuto anche l’approvazione di un “Regolamento comunale sugli animali d’affezione” conforme alle normative nazionali, ma già allora si era fatto spesso ricorso ad un esilio dei randagi verso le strutture ricettive del Nord Italia, con il relativo rimborso dei viaggi dei volontari accompagnatori ed il pagamento delle rette.
L’Amministrazione Bonsignore (dopo la morte precoce di Daniela e quella di Anna) ha cancellato progressivamente anche quel poco che si era ottenuto e, dall’anno scorso, ha persino modificato il procedimento per la cura degli animali randagi incidentati (che per legge spetta al Sindaco, che ne è il proprietario), cancellando l’intervento diretto dei Vigili Urbani, non rinnovando la convenzione pubblica con due ambulatori pattesi ed affidando per intero la gestione delle cure e del ricovero degli animali randagi incidentati o ammalati ad alcune Associazioni animaliste private, che possono prendere direttamente cani e gatti, senza il controllo dei Vigili, con il solo obbligo di comunicarne immediatamente il prelievo, e di presentare in seguito, per ottenere un rimborso dal Comune, le fatture relative alla cura (presso veterinari privati di loro scelta) ed alla “gestione” dell’animale. Quest’ultimo termine si riferisce al fatto che queste Associazioni presenti nel messinese, ma legate per lo più ad organizzazioni nazionali, non hanno spesso strutture proprie per l’accoglienza di cani e gatti, ma si appoggiano ad una rete di “stallanti”: volontari che si offrono di ospitare gli animali fino alla guarigione, dietro rimborso di tutte le spese relative (cibo, pulizia, viaggi in auto, ecc.), affidandoli poi (tramite l'Associazione-madre) in adozione o trasferendoli (soprattutto i cani) in strutture del nord, alle quali il Comune paga per loro una retta. Se però non si verifica nessuna di queste due ipotesi non è chiaro (specie per i gatti) che fine fanno gli animali. Questo sistema rischia così di incentivare, soprattutto per i felini, ormai molto più numerosi dei cani nel territorio e relativamente più facili da catturare e spostare, una sorta di “caccia al gatto” (ferito, ammalato o sano che sia), attestando autonomamente malesseri più o meno presunti e condizionando la valutazione veterinaria con le indicazioni errate che forniscono. Non vogliamo dire che accada sempre così, ma, quando controllato e controllore coincidono, si trova facilmente chi cerca di approfittare della situazione, esponendo il Comune al rischio di truffe e gli animali al rischio di sofferenze inutili, come la detenzione in luoghi affollati o poco igienici, esposti al troppo caldo o alle intemperie, senza dimenticare che per un gatto libero in particolare è fonte di grande disagio anche solo l’allontanamento dal proprio territorio e dalla propria comunità.
Sarebbe perciò necessario, a nostro parere, reintrodurre forme di controllo pubblico sull’effettivo stato di salute dei gatti “catturati” e sulle condizioni in cui vengono “detenuti”, anche per evitare di dare la sensazione che tutto va bene (persino dare soldi a truffatori ed accettare il rischio di morte degli animali), pur di eliminare i gatti liberi dal territorio cittadino.
Chi si occupa quotidianamente di randagi sa che è sempre in agguato la morte per incidenti, ferite da combattimento, parto o malattie infettive (a proposito: non sarebbe opportuno organizzare la vaccinazione gratuita anche per i gatti liberi?). Aggiungere a tutto ciò anche il rischio di vedersi sottrarre gli animali da questi crocerossini interessati talora solo ad intascare rimborsi pubblici è davvero troppo.
A Patti c’era stata, durante le amministrazioni Aquino, una certa apertura verso la gestione dei cani randagi, grazie soprattutto alle battaglie condotte da Daniela Faranda e da Anna Chiodaroli, che avevano ottenuto anche l’approvazione di un “Regolamento comunale sugli animali d’affezione” conforme alle normative nazionali, ma già allora si era fatto spesso ricorso ad un esilio dei randagi verso le strutture ricettive del Nord Italia, con il relativo rimborso dei viaggi dei volontari accompagnatori ed il pagamento delle rette.
L’Amministrazione Bonsignore (dopo la morte precoce di Daniela e quella di Anna) ha cancellato progressivamente anche quel poco che si era ottenuto e, dall’anno scorso, ha persino modificato il procedimento per la cura degli animali randagi incidentati (che per legge spetta al Sindaco, che ne è il proprietario), cancellando l’intervento diretto dei Vigili Urbani, non rinnovando la convenzione pubblica con due ambulatori pattesi ed affidando per intero la gestione delle cure e del ricovero degli animali randagi incidentati o ammalati ad alcune Associazioni animaliste private, che possono prendere direttamente cani e gatti, senza il controllo dei Vigili, con il solo obbligo di comunicarne immediatamente il prelievo, e di presentare in seguito, per ottenere un rimborso dal Comune, le fatture relative alla cura (presso veterinari privati di loro scelta) ed alla “gestione” dell’animale. Quest’ultimo termine si riferisce al fatto che queste Associazioni presenti nel messinese, ma legate per lo più ad organizzazioni nazionali, non hanno spesso strutture proprie per l’accoglienza di cani e gatti, ma si appoggiano ad una rete di “stallanti”: volontari che si offrono di ospitare gli animali fino alla guarigione, dietro rimborso di tutte le spese relative (cibo, pulizia, viaggi in auto, ecc.), affidandoli poi (tramite l'Associazione-madre) in adozione o trasferendoli (soprattutto i cani) in strutture del nord, alle quali il Comune paga per loro una retta. Se però non si verifica nessuna di queste due ipotesi non è chiaro (specie per i gatti) che fine fanno gli animali. Questo sistema rischia così di incentivare, soprattutto per i felini, ormai molto più numerosi dei cani nel territorio e relativamente più facili da catturare e spostare, una sorta di “caccia al gatto” (ferito, ammalato o sano che sia), attestando autonomamente malesseri più o meno presunti e condizionando la valutazione veterinaria con le indicazioni errate che forniscono. Non vogliamo dire che accada sempre così, ma, quando controllato e controllore coincidono, si trova facilmente chi cerca di approfittare della situazione, esponendo il Comune al rischio di truffe e gli animali al rischio di sofferenze inutili, come la detenzione in luoghi affollati o poco igienici, esposti al troppo caldo o alle intemperie, senza dimenticare che per un gatto libero in particolare è fonte di grande disagio anche solo l’allontanamento dal proprio territorio e dalla propria comunità.
Sarebbe perciò necessario, a nostro parere, reintrodurre forme di controllo pubblico sull’effettivo stato di salute dei gatti “catturati” e sulle condizioni in cui vengono “detenuti”, anche per evitare di dare la sensazione che tutto va bene (persino dare soldi a truffatori ed accettare il rischio di morte degli animali), pur di eliminare i gatti liberi dal territorio cittadino.
Chi si occupa quotidianamente di randagi sa che è sempre in agguato la morte per incidenti, ferite da combattimento, parto o malattie infettive (a proposito: non sarebbe opportuno organizzare la vaccinazione gratuita anche per i gatti liberi?). Aggiungere a tutto ciò anche il rischio di vedersi sottrarre gli animali da questi crocerossini interessati talora solo ad intascare rimborsi pubblici è davvero troppo.







