22 Novembre 2019
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La foto della settimana n°138: ADDIO CENTRO STORICO

26-08-2019 15:19 - La foto della settimana
Nonostante gli episodici eventi, che questa estate lo hanno eletto a loro sede, il Centro Antico di Patti perde sempre più significato storico e contenuto specifico e diventa inesorabilmente un luogo generico, buono a fare da sfondo a performance disparate e a buon mercato, a dispetto della buona volontà di organizzatori e protagonisti.
La doppia “foto della settimana” che proponiamo, è la semplificazione di due percorsi paralleli, che stanno accompagnando la progressiva scomparsa dei nostri rioni antichi: l'abbandono e la cementificazione.
Vicolo Pisacane, uno dei più frequentati accessi dal Centro città al borgo storico, già oggetto, poco tempo fa, di una laboriosa e costosa "riqualificazione", è sbarrato ormai da settimane, a causa di un edificio privato pericolante, per il quale il Comune si dimostra per l'ennesima volta incapace di prendere decisioni: come già per l'infelice impalcatura alla fine di Via Roma (acquistata per un prezzo del tutto spropositato e del tutto inutile a garantire l'incolumità di chi ci passa sotto), l'attuale recinzione rinvia ad un futuro indeterminato qualsiasi soluzione e si limita cancellare percorsi ed attività che vi insistevano, lasciando che i privati mantengano una piena proprietà di cui, pur avendo i mezzi per farlo, non curano la sicurezza.
Nella parte alta di Via XX Settembre, invece, all'interno della “Porta Reale”, che delimita la parte più antica del Centro Storico, si sono rasi al suolo edifici antichi, distrutti dai bombardamenti anglo-americani del 1943, coprendo poi con una spaventosa colata di cemento grezzo uno spazio vuoto, ora adibito a parcheggio, da cui vanamente spuntano i resti di un'arcata ancora più antica, di cui mai sapremo epoca e funzione, ma che si è stati costretti a lasciare là, probabilmente per il veto di una Soprintendenza distratta, a cui però dev'essere parso eccessivo e pericoloso concedere anche quell'abbattimento.
Su questo deserto, dicevamo all'inizio, si sono animati episodici eventi estivi (alcuni ormai stancamente consueti), in cui protagonisti appaiono sempre più gli organizzatori e sempre meno l'anima e la memoria di un paese, che assiste e partecipa distratto (“perché no, meglio che niente”), o gruppi di turisti più confusi che convinti, che attraversano un deserto di pietre muto e sconosciuto, di cui pure colgono qua e là il fascino non ancora scomparso, ma che non hanno gli strumenti per decifrare e comprendere.
La soluzione starebbe nel recupero di una memoria collettiva, inquadrata però in un rigoroso esame della realtà storico-sociale, ed animata da pratiche periodiche e continue, capaci di ricostruire un tessuto economico ed un vissuto quotidiano.
Ma ciò comporterebbe fatica e pazienza, rigore e passione. Meglio una serata alla buona, copiata con facilità da modelli stereotipati o televisivi e condita con un po' di musica, cibo e bevande ed al più comunicazioni succinte, ritenute più adatte alle capacità mentali dei vacanzieri.
Ed allora diciamo senza finzioni addio al nostro Centro Storico e sostituiamolo pure con ricostruzioni fasulle, buone ad intrattenere emigrati pattesi, di ritorno per qualche giorno al paesello natìo, abbattendo senza rimpianti un tessuto urbano di cui si è incapaci di comprendere bellezza e significato, per far posto alle vetture private degli impiegati comunali e di chi abita un luogo antico in modo sempre più alienato, ritenendolo solo scomodo e vecchio. Eh si! Addio per sempre, Centro Storico!


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