25 Novembre 2020
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La foto della settimana n.141: VILLA E PARCO COMUNALI: sono ancora beni comuni?

12-05-2020 16:52 - La foto della settimana
Tutta Italia ha ormai riaperto Parchi e Giardini pubblici. Patti no. A Patti da 8 giorni “si riflette su come fare”, in base a quanto ci diceva il 4 maggio (data della loro riapertura nazionale) il Sindaco in diretta Facebook. Qual è il problema? E' così difficile assicurare gli ingressi contingentati e il necessario distanziamento sociale? Da una settimana hanno riaperto i Cimiteri cittadini e si è constatato che, nonostante il buon afflusso di persone fin dal primo giorno, non c'è stata nessuna violazione delle regole. Si teme che al contrario il Parco e la Villa siano improvvisamente invasi da una folla di visitatori, o è così difficile chiudere con transenne quelle aree giochi (di cui è ancora vietata la fruizione), che altrove (vedi Patti Marina) non ci sembra siano state sbarrate? Il problema è un altro: è che per questa Amministrazione parchi e giardini pubblici sono solo dei bar con annessa area giochi, concessi in esclusiva al guadagno di alcuni privati (singoli o Associazioni che siano) e dunque, come per questi esercizi, si aspetta quantomeno, per riaprirli, il 18 maggio.
All'Amministrazione pattese che da 9 anni governa il nostro territorio è del tutto estranea la concezione dell'area verde pubblica come Bene Comune, da utilizzare liberamente per passeggiate, corse, ginnastica, lettura o semplice fruizione silenziosa di uno spazio alberato ed erboso, sottratto al traffico cittadino, sia pure per un attraversamento breve o una pausa momentanea. E per di più questa Amministrazione platealmente continua a sottovalutare il fatto che nella Villa e nel Parco Comunali, in base al Piano della Protezione Civile, la popolazione si dovrebbe recare subito in caso di calamità naturale: i cancelli restano desolatamente chiusi e le aree interne incolte (cosa avrebbe vietato in questa settimana una manutenzione ordinaria ad opera degli attuali gestori, che ne hanno il compito?).
Ma a che pro curarsene, se non si può appaltare il taglio drastico di alberi e cespugli alla consueta ditta di fiducia? A che pro affliggere i gestori con il fastidio di aprire e chiudere dall'alba al tramonto i cancelli e controllare l'afflusso e il comportamento delle persone? Non per questo singoli e associazioni hanno ottenuto la piena disponibilità di quei luoghi (con contratti atipici e per di più spesso non rispettati), ma solo per guadagnarci, grazie alla gestione dei chioschi-ristoro o del planetario, grazie all'accoglienza di eventi patrocinati dal Comune o grazie al finanziamento regionale di progetti che esistono solo sulla carta.
Ai cittadini non resta che prendere desolatamente atto del sequestro a scopo di lucro di queste aree pubbliche, che, nonostante siano spazi aperti, si pretende siano da sottoporre a imprecisati controlli speciali, mentre nelle Piazze cittadine ci si assembra liberamente e senza rispetto dei distanziamenti (ma portando tutt'al più la mascherina più o meno fashion al mento o al collo) ed affollando le panchine, vietate evidentemente solo nei parchi.




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