18 Dicembre 2018
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La foto della settimana n° 121: LE VERE URGENZE DOPO IL FUOCO

11-07-2017 08:51 - La foto della settimana
La data del 30 giugno 2017 resterà purtroppo per sempre nella storia delle contrade pattesi che si trovano ad est del fiume Timeto (di cui abbiamo raccontato la storia, su questo sito, nella sezione Cenni Storici, il 29 marzo del 2015): il grande incendio di quel giorno ha mandato in fumo 1.600 ettari di terreno, 55.000 piante d´ulivo, una pregiata sugheraia, agrumi, vari alberi da frutto, viti, distese di grano pronto da mietere, ettari di pascolo e poi il bosco, con querce secolari. Ha carbonizzato decine di animali d´allevamento, dato che a quelli registrati e già denunciati dalle aziende medio-grandi bisogna aggiungere quei 3 capi per famiglia che non sono soggetti a censimento, ma che contribuiscono in modo determinante all´economia di quelle contrade. Occorre ricordare ancora che nella zona andata in fumo il pascolo sarà vietato per 5 anni, la raccolta dei funghi per 2, quella degli asparagi per 1 e che, se pure saranno ripiantate subito, le piante d´ulivo richiederanno da 5 a 7 anni per diventare produttive. La scomparsa totale della vegetazione, inoltre, esporrà quelle montagne al rischio di uno spaventoso dissesto idrogeologico: già dai primi acquazzoni estivi un fiume di terra e detriti si rovescerà a valle, ingorgando i letti del Ronzino e del Timeto, oggi prosciugati dalle fiamme insieme a tutte le sorgenti della zona, già prima ridotte dalla lunga siccità.
La foto di questa settimana mostra quel che è rimasto del pozzo Ronzino, coperto dall´incendio come il pozzo Lunardo (posto poco più in alto nel letto del Timeto), che contribuisce all´approvvigionamento dell´acquedotto comunale e in cui le altissime temperature hanno fuso tubazioni idriche e cavi elettrici, riducendo drammaticamente la riserva d´acqua del paese. Grave, naturalmente, il dubbio che i danni abbiano potuto anche inquinare i 2 pozzi, di cui si attende il ripristino per procedere alle necessarie analisi, lasciando filtrare diossina ed amianto, sicuramente presenti in quel momento nell´ambiente, anche se ancora non sappiamo esattamente in che quantitativo (richiamiamo in proposito alla massima attenzione verso la pubblicizzazione degli imminenti risultati sulle analisi dell´ARPA e verso le necessarie analisi da far fare sull´acqua di quei due pozzi, prima di reimmetterne l´acqua nell´acquedotto). La foto dimostra per altro come non fosse stata fatta dal Comune la dovuta pulizia intorno al pozzo, che per legge deve essere circondato da un´ampia fascia di protezione speciale.
Questo quadro drammatico della situazione è emerso con chiarezza nel Consiglio Comunale straordinario, richiesto con forza da alcuni consiglieri, nonostante l´Amministrazione ed il Presidente dell´Assemblea ritenessero superfluo il confronto, confidando nel frenetico presenzialismo di assessori e deputati regionali. Il dibattito pubblico, invece, è servito a confrontare diversi resoconti e punti di vista sui fatti ed a consultare gli enti preposti al controllo dell´ambiente (in particolare l´ARPA, dato che l´ASP, pur invitata, ha disertato l´incontro), che fino a quel momento non erano stati per nulla coinvolti nell´analisi dell´accaduto, se non per informali contatti personali. Il dott. Marchese, dirigente ARPA provinciale, ha peraltro dichiarato di non aver avuto indicazioni specifiche sull´amianto presente nel territorio (che pure il Comune ha censito nel suo Piano Amianto), ma di essere stato allertato solo per la PI.ECO, presso la quale ha posizionato gli strumenti di rilevazione, che hanno registrato anche i livelli di diossina, prodotti dalla combustione della plastica.
Quali sono le urgenze di intervento che emergono da questo quadro? I danni alle aziende, su cui l´Amministrazione comunale ha concentrato i propri sforzi, chiedendo la proclamazione dello Stato di calamità (che non sappiamo ancora se sarà dichiarato, nonostante la condivisione della Giunta Regionale), non saranno probabilmente presi direttamente in considerazione dalla Regione, dato che l´Assessore alle Attività Produttive, presente ad un incontro in un agriturismo della zona, ha consigliato di "confidare per i danni alle strutture sulle assicurazioni" (che procederanno anche all´accertamento di eventuali negligenze delle aziende), riservando alla Regione l´intervento sugli "altri effetti" (danno ambientale, ripristino delle aree verdi), in base al concetto di "danno indiretto". Si spera che questo significhi almeno un serio e rapido rimboschimento delle ripide colline di quella zona (in cui sono incuneati molti grandi massi), oggi minacciosamente esposte al dilavamento delle piogge. Bisogna tenere conto comunque che gli incendi che stanno divorando in questo momento tante altre zone della Sicilia e della provincia di Messina costringeranno i Comuni a contendersi i 30 milioni di euro, al momento a disposizione della Regione Sicilia.
L´altro aspetto è il sostegno alle famiglie di contadini ed allevatori, che non rientrano tra le aziende, ma che rischiano l´abbandono dei luoghi, se non verranno immediatamente aiutate a superare questa fase. Piccolissime fattorie, che si sostentano su qualche pensione e sull´attività agricolo-pastorale, potrebbero non riuscire, infatti, a ripartire da sole e non basteranno le esenzioni dai tributi (già azzerati dalla mancata produzione di reddito), ma sarà necessario che il Comune preveda misure specifiche di sostegno, anche nella fase di rilevazione dei danni, dato che sarà più difficile per i più poveri ricorrere all´aiuto di tecnici privati.
Abbiamo sentito, in questi giorni, evocare la prevenzione e la messa in sicurezza del territorio da tutte quelle istituzioni che fino ad oggi le hanno ignorate, anche davanti a sollecitazioni e proposte dei cittadini (come quelle sulla pulizia del Provvidenza avanzate al Comune dalle Consulte Territoriali). Abbiamo sentito la lode degli alberi, per la stabilità dei territori e per la bellezza del paesaggio. Ci fa piacere che si sia finalmente compresa la loro importanza, ma come fidarsi di un´Amministrazione locale che ne ha sterminati centinaia dal nostro territorio? (Quanto rimpiangeremo ora la scomparsa dei vivai forestali nell´area di Patti!) Come aspettarsi qualcosa dall´Ente Provinciale, le cui strade hanno fatto da comode vie per il fuoco, dato lo stato costante di abbandono? Chi ripulirà finalmente il letto del Timeto, diventato negli anni una inestricabile foresta, e come verrà eseguito l´intervento, che richiede il giusto equilibrio e la giusta estensione e non una desertificazione delle zone a valle più a vista, come si fa di solito per il torrente Provvidenza, senza badare ad un opportuno convogliamento delle acque.
Ci aspettavamo infine di sentire dal nostro Comune un´autocritica per aver pensato di ampliare la zona industriale sulla sponda sinistra del fiume, accanto alla PI.ECO: vi lasciamo immaginare, infatti, l´impatto che avrebbe avuto sull´ambiente l´eventuale incendio di una lavanderia industriale come la LAVALUX, che aspira a trasferirsi in quella zona, proprio di fronte al pozzo Ronzino. Confidiamo che lo scampato pericolo induca l´Amministrazione a cancellare definitivamente dal Piano Regolatore la destinazione ad area industriale della sponda sinistra del Timeto, alla luce anche del divieto di costruzione che l´incendio ha fatto scattare, e che la spinga finalmente a far rispettare il vincolo di area agricola dell´area collinare soprastante, oggi invasa da officine abusive e da immensi parcheggi di auto in vendita, su un terreno interessato per di più da una frana attiva.
Queste le vere priorità del dopo incendio, a cui va data risposta insieme al sostegno alle aziende danneggiate; su queste priorità e su questi interventi provvederemo, accogliendo l´invito del Sindaco durante il Consiglio comunale straordinario, a vigilare, perché le parole producano fatti e vera prevenzione.



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