24 Agosto 2019
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INCENDIO DEL 30 GIUGNO: I DATI ARPA SULL´INQUINAMENTO

23-08-2017 15:53 - Open Patti: documenti condivisi
il pozzo Ronzino bruciato
Erano attese per metà luglio, ma sono arrivate solo ai primi di agosto le analisi eseguite dall´Agenzia Regionale per la Protezione dell´Ambiente durante e dopo l´incendio che a fine giugno ha devastato le contrade pattesi di Moreri, Scarpiglia, S.Cosimo Mortizzi, Ronzino, Porticella, Balestra e Mulinello, mandando in fumo anche buona parte della piattaforma ecologica della Pi.Eco e della plastica che vi era stoccata, in attesa della consegna al Consorzio Regionale.
I risultati, secondo l´ARPA, sono confortanti riguardo all´effetto più temuto e cioè all´inquinamento dell´aria, del suolo e delle acque sotterranee (in particolare di quelle dei due pozzi di acqua potabile del Timeto, le cui strutture sono state completamente riarse dalle fiamme a pochi metri dalla Piattaforma ecologica). I dati rilevati nell´atmosfera intorno alla Pi.Eco non hanno riscontrato, infatti, nessuna traccia di fibre di AMIANTO ed hanno registrato livelli di DIOSSINE e FURANI superiori alla norma solo nei giorni immediatamente seguenti all´incendio, mentre a 14 giorni dal disastro l´aria era tornata a percentuali normali, per cui l´Agenzia ha ritenuto che l´esposizione agli inquinanti sia stata abbastanza breve da non far presupporre ricadute gravi sul suolo e sulle acque sotterranee (che non sono stati, però, sottoposti ad analisi specifiche). I campioni d´aria prelevati riportavano per esattezza, nei rilevamenti del 1° luglio, un valore di 492fg/m3, decisamente superiore alla norma (che è di 100fg per le aree urbane e di 300fg in presenza di una fonte emissiva locale). L´ARPA ha allora deciso di procedere, il 14 luglio, a nuove rilevazioni, che hanno registrato un rassicurante dato di 20fg/m3. Non entriamo, naturalmente, nel merito dei metodi seguiti e della tipologia di rilevazioni; consentiamo però, soprattutto a chi sia in grado di valutarlo scientificamente, di leggere direttamente il comunicato inviato dall´ARPA al Comune di Patti, allegandolo (rigorosamente per intero) nel PDF a fondo pagina.
Ci permettiamo, invece, da parte nostra, solo alcune osservazioni di buon senso sul valore relativo di questi dati, considerando che l´unico luogo monitorato è stata la piattaforma Pi.Eco, mentre nella zona andata a fuoco esistevano alcune costruzioni con copertura in amianto e depositi abusivi di rifiuti speciali, non segnalati all´Arpa (come ha dichiarato in Consiglio Comunale il dott. Marchese, direttore dell´Agenzia messinese), che di conseguenza non vi ha eseguito le relative rilevazioni.
Sottolineiamo anche che l´assenza di diossina (sostanza altamente cancerogena, anche se priva di effetti immediati nell´uomo) sul suolo, le colture e le acque sotterranee è solo ipotetica e che la diossina è un inquinante organico persistente (che rimane cioè a lungo nell´ambiente senza degradarsi) ed è una sostanza che non si diluisce nei fluidi, ma vi si sposta compatta. Una volta riscontrata, richiederebbe pertanto ipotesi di diffusione, utili a consentire un piano di campionamento ripetuto ed ulteriori indagini, che non sappiamo se siano state o saranno eseguite, come non sappiamo se siano state eseguite analisi specifiche sulle acque del pozzo Ronzino (visibile nella foto subito dopo l´incendio), che alimenta l´acquedotto comunale.
Un´ultima osservazione va fatta sull´ineliminabile rischio potenziale che le piattaforme ecologiche, per quanto a norma e rispettose delle prescrizioni ambientali (come è risultata, in questo caso, in base alle analisi Arpa, la Pi.Eco) comportano sull´ambiente circostante, in caso di calamità naturali e di incidenti.
Collocare un deposito di rifiuti speciali lungo il corso dei fiumi, accanto a fonti di acqua potabile o in zone intensamente coltivate o urbanizzate (come sarebbe nel caso della nuova piattaforma, prevista dal Comune nell´alveo del Provvidenza, poco sotto il ponte sella Statale) è un azzardo da evitare, dato che espone obiettivi sensibili ad un alto rischio potenziale. Ci auguriamo pertanto che, alla luce di quanto accaduto, le amministrazioni locali riflettano su ipotesi di insediamento o su autorizzazioni già concesse, individuando nel territorio comunale aree meno esposte al rischio di un possibile inquinamento da rifiuti.

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