COSA CI RESTERA’ DEL PNRR?
09-03-2026 17:48 - News Generiche
Era il 2020 quando l’Unione Europea decideva di uscire dalla crisi economica e sociale, prodotta dalla pandemia Covid, varando il Piano Next Genaration, che metteva a disposizione degli Stati membri 800 miliardi di sovvenzioni e prestiti in obbligazioni comunitarie, per offrire alla “prossima generazione europea” una società resa migliore dalla transizione digitale ed ecologica (il 30% dei fondi era destinato infatti al cosiddetto Green New Deal, legato agli accordi di Parigi sul clima).
Erano solo 6 anni fa, ma sembra un abisso di tempo dalla situazione attuale, in cui la maggioranza europea ritiene ormai sbagliata la scelta ecologica adottata allora e punta sul passaggio ad un’economia di guerra per superare la perdurante stagnazione economica.
Ma torniamo ad allora: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza era l’insieme dei progetti con cui l’Italia decideva nel 2020 (con il secondo governo Conte) di recepire il finanziamento europeo, focalizzandosi su cinque aree di intervento: 1)Transizione Digitale, 2)Transizione Ecologica, 3)Mobilità sostenibile, 4)Istruzione e ricerca, 5)Inclusione sociale e Coesione. L’impostazione iniziale però, che aveva guadagnato l’approvazione UE, veniva poi ampiamente rimaneggiata dai governi Draghi e Meloni, con sempre più scarsa trasparenza e minore partecipazione democratica alle nuove scelte. Alcuni progetti sono stati accorpati, altri soppressi ed è stato annunziato ora un ultimo intervento centralizzato, per non perdere il finanziamento dei progetti in ritardo.
In ogni caso al PNRR aderivano con prontezza gli Enti Locali che, colpiti dalle continue riduzioni di trasferimenti dallo Stato, approntavano progetti più o meno urgenti e coerenti, per ottenere almeno una fetta della manna europea.
Per il Comune di Patti sono stati varati 95 progetti, destinati ad assorbire dal PNRR 28.3 Mln di €, più altri 4,7 milioni da altre fonti, come il PNC (Piano Nazionale Complementare), per un totale di 33 milioni di euro, dei quali al 14 ottobre 2025 era stato ottenuto solo il 37%. I principali “soggetti attuatori” sono: la Regione (con 14 progetti), il Comune (10), il Liceo “Vittorio Emanuele III” (10), l’Istituto Superiore – ITCG Patti “Borghese” (9), l’Istituto Comprensivo “XXV Aprile” (9), accanto a questi enti pubblici, anche un certo numero di privati (soprattutto nel settore delle imprese o dell’assistenza sociale) con progetti di fortuna variabile. Mentre “soggetti titolari” sono il Ministero della Salute (5), il Ministero dell’Istruzione, Il Ministero dell’Università e della Ricerca (per 1 progetto di ricerca sulle nanotecnologie in Sicilia della Fondazione Samothrace), il Ministero dell’Ambiente (con 9 progetti privati sull’efficientamento energetico, tutti poi non finanziati), il Dipartimento per le Politiche Giovanili (7), il Ministero del Lavoro (21) e quelli della Cultura (1) e del Turismo (6). Le aree tematiche interessate sono quelle relative a: Scuola (con 26 progetti), Digitalizzazione (24), Impresa e Lavoro (21), Infrastrutture (9), Salute (5), Inclusione sociale (3) e Transizione ecologica (1).
Vediamoli più in particolare, precisando che stiamo utilizzando come unica fonte il sito “openpnrr.it”, a tutt’oggi aggiornato al 14 ottobre 2025, da cui dipendiamo per eventuali inesattezze ed a cui vi invitiamo ad accedere per verifiche o ulteriori notizie.
a) La parte più consistente dei finanziamenti è andata alla SALUTE (quasi il 37%), grazie a 5 progetti, tutti della Regione: la ristrutturazione del centro sanitario di Via Cattaneo, trasformato in “Casa di Comunità – HUB” (oggi già realizzato al 100% ed al cui interno è stata finanziata anche una Centrale Operativa Territoriale (COT), con la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari) e la ristrutturazione del centro sanitario di Case Nuove Russo, divenuto “Ospedale di Comunità” (oggi però in ritardo sull’attuazione). Ed ancora l’adeguamento strutturale (oggi in forte ritardo) e l’ammodernamento tecnologico e digitale dell’Ospedale “Barone Romeo” (oggi già al 100%), con le immancabili perplessità sull’utilità di macchinari ultramoderni, che rischiano (come altri) di restare inutilizzati. È discutibile a questo proposito la scelta di creare “poli di eccellenza” anziché normali ospedali, fruibili dalla popolazione del territorio.
b) Altro settore importante è stato quello della SCUOLA (che ha assorbito il 28,33% dei finanziamenti), grazie a 26 progetti (gestiti dal Comune o dagli istituti scolastici), tra cui alcuni più scontati, come attrezzature, laboratori, adeguamento sismico e risparmio energetico e l’immancabile innovazione digitale, che hanno avuto effettivo e più celere finanziamento, o la creazione di nuove strutture (come l’asilo nido nella zona Orti-Acquafico, già progettato dalla passata amministrazione e di discutibile utilità, dato il costante calo della natività a Patti, e la contestatissima mensa per la scuola elementare “Lombardo Radice”, nemmeno avviata), mentre sono rimaste indietro alcune iniziative, centrate sulla creazione di nuovi percorsi formativi o sul sostegno agli studenti con fragilità.
c) Per il settore LAVORO i progetti sono stati 21 (per 5,6 milioni di euro). La maggior parte avviati da imprese private, mentre quello pubblico più rilevante, riguarda l’acquisizione e l’adeguamento di un immobile da adibire a “Centro per l’Impiego” in Corso Matteotti (l’ex Istituto Magistrale), oggi in forte ritardo, che non usa però i fondi europei del PNRR, ma quelli collegati del PNC (Piano Nazionale Complementare).
d) Per la DIGITALIZZAZIONE sono stati avviati a Patti una ventina di progetti in vari settori privati e pubblici (per 2,7 milioni di euro), ma ben 10 non hanno ricevuto alcun finanziamento (tra questi l’avvio di percorsi formativi in molte scuole cittadine o l’avvio della piattaforma per le notifiche comunali delle violazioni al codice della strada o per la riscossione tributi). Già finanziati al 100% invece il miglioramento del sito comunale e la realizzazione di alcuni siti scolastici.
e) Nella CULTURA E TURISMO rientrano 6 progetti (per 1 milione di euro) tutti indirizzati a singole strutture alberghiere. Sorge il dubbio che si sarebbe potuto fare di più a livello pubblico per la salvaguardia del patrimonio culturale pattese e per una programmazione turistica meno episodica di quella attuale.
f) Ultime l’INCLUSIONE SOCIALE con 3 progetti (per 449.000 euro), uno dei quali non finanziato e due che riguardano il sostegno alle famiglie vulnerabili da parte del Comune ed il potenziamento delle farmacie rurali e la TRANSIZIONE ECOLOGICA e tutela del territorio con 1 solo progetto privato (per 187.000 euro) per il recupero di un fabbricato rurale e la costruzione di muretti a secco, in quanto “valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”. Ed anche qui viene da chiedersi se la tutela del territorio non avrebbe potuto realizzarsi in maniera più efficace e pubblica.
Delineato questo quadro, i problemi sono essenzialmente 2:
1) Quanti di questi progetti andranno a buon fine entro l’agosto di quest’anno (data prevista di completamento) e che fine faranno quelli incompleti, considerato che il Governo centrale ha già in mente un progetto redistributivo dei fondi a rischio?
2) Ma soprattutto quali sostanziali innovazioni o basi di ulteriore sviluppo ci lasceranno i progetti realizzati? Modificheranno concretamente il funzionamento di alcuni settori, o si è trattato dei consueti ritocchini ed in alcuni casi di semplici cambi di nomi e di localizzazione, che servono solo a “far girare i soldi” aderendo ai vari piani di finanziamento esterni, senza prefigurare un progetto di sviluppo coerente? Non vogliamo criticare, sia chiaro, l’Amministrazione pattese, che anzi ha cercato di ricavare il massimo, data la brevità del tempo a disposizione per approntare i progetti ed i rigidi paletti nazionali in cui inserire le richieste, ma ribadire che un sistema generale che si basa da anni, soprattutto ma non solo al Sud, sulla furbizia pubblica e privata per intercettare i soldi pubblici non serve al reale sviluppo delle comunità.
Aspetteremo comunque l’aggiornamento del livello di finanziamenti reali ricevuti e soprattutto la scadenza di agosto, per comprendere e valutare meglio il risultato finale.
Erano solo 6 anni fa, ma sembra un abisso di tempo dalla situazione attuale, in cui la maggioranza europea ritiene ormai sbagliata la scelta ecologica adottata allora e punta sul passaggio ad un’economia di guerra per superare la perdurante stagnazione economica.
Ma torniamo ad allora: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza era l’insieme dei progetti con cui l’Italia decideva nel 2020 (con il secondo governo Conte) di recepire il finanziamento europeo, focalizzandosi su cinque aree di intervento: 1)Transizione Digitale, 2)Transizione Ecologica, 3)Mobilità sostenibile, 4)Istruzione e ricerca, 5)Inclusione sociale e Coesione. L’impostazione iniziale però, che aveva guadagnato l’approvazione UE, veniva poi ampiamente rimaneggiata dai governi Draghi e Meloni, con sempre più scarsa trasparenza e minore partecipazione democratica alle nuove scelte. Alcuni progetti sono stati accorpati, altri soppressi ed è stato annunziato ora un ultimo intervento centralizzato, per non perdere il finanziamento dei progetti in ritardo.
In ogni caso al PNRR aderivano con prontezza gli Enti Locali che, colpiti dalle continue riduzioni di trasferimenti dallo Stato, approntavano progetti più o meno urgenti e coerenti, per ottenere almeno una fetta della manna europea.
Per il Comune di Patti sono stati varati 95 progetti, destinati ad assorbire dal PNRR 28.3 Mln di €, più altri 4,7 milioni da altre fonti, come il PNC (Piano Nazionale Complementare), per un totale di 33 milioni di euro, dei quali al 14 ottobre 2025 era stato ottenuto solo il 37%. I principali “soggetti attuatori” sono: la Regione (con 14 progetti), il Comune (10), il Liceo “Vittorio Emanuele III” (10), l’Istituto Superiore – ITCG Patti “Borghese” (9), l’Istituto Comprensivo “XXV Aprile” (9), accanto a questi enti pubblici, anche un certo numero di privati (soprattutto nel settore delle imprese o dell’assistenza sociale) con progetti di fortuna variabile. Mentre “soggetti titolari” sono il Ministero della Salute (5), il Ministero dell’Istruzione, Il Ministero dell’Università e della Ricerca (per 1 progetto di ricerca sulle nanotecnologie in Sicilia della Fondazione Samothrace), il Ministero dell’Ambiente (con 9 progetti privati sull’efficientamento energetico, tutti poi non finanziati), il Dipartimento per le Politiche Giovanili (7), il Ministero del Lavoro (21) e quelli della Cultura (1) e del Turismo (6). Le aree tematiche interessate sono quelle relative a: Scuola (con 26 progetti), Digitalizzazione (24), Impresa e Lavoro (21), Infrastrutture (9), Salute (5), Inclusione sociale (3) e Transizione ecologica (1).
Vediamoli più in particolare, precisando che stiamo utilizzando come unica fonte il sito “openpnrr.it”, a tutt’oggi aggiornato al 14 ottobre 2025, da cui dipendiamo per eventuali inesattezze ed a cui vi invitiamo ad accedere per verifiche o ulteriori notizie.
a) La parte più consistente dei finanziamenti è andata alla SALUTE (quasi il 37%), grazie a 5 progetti, tutti della Regione: la ristrutturazione del centro sanitario di Via Cattaneo, trasformato in “Casa di Comunità – HUB” (oggi già realizzato al 100% ed al cui interno è stata finanziata anche una Centrale Operativa Territoriale (COT), con la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari) e la ristrutturazione del centro sanitario di Case Nuove Russo, divenuto “Ospedale di Comunità” (oggi però in ritardo sull’attuazione). Ed ancora l’adeguamento strutturale (oggi in forte ritardo) e l’ammodernamento tecnologico e digitale dell’Ospedale “Barone Romeo” (oggi già al 100%), con le immancabili perplessità sull’utilità di macchinari ultramoderni, che rischiano (come altri) di restare inutilizzati. È discutibile a questo proposito la scelta di creare “poli di eccellenza” anziché normali ospedali, fruibili dalla popolazione del territorio.
b) Altro settore importante è stato quello della SCUOLA (che ha assorbito il 28,33% dei finanziamenti), grazie a 26 progetti (gestiti dal Comune o dagli istituti scolastici), tra cui alcuni più scontati, come attrezzature, laboratori, adeguamento sismico e risparmio energetico e l’immancabile innovazione digitale, che hanno avuto effettivo e più celere finanziamento, o la creazione di nuove strutture (come l’asilo nido nella zona Orti-Acquafico, già progettato dalla passata amministrazione e di discutibile utilità, dato il costante calo della natività a Patti, e la contestatissima mensa per la scuola elementare “Lombardo Radice”, nemmeno avviata), mentre sono rimaste indietro alcune iniziative, centrate sulla creazione di nuovi percorsi formativi o sul sostegno agli studenti con fragilità.
c) Per il settore LAVORO i progetti sono stati 21 (per 5,6 milioni di euro). La maggior parte avviati da imprese private, mentre quello pubblico più rilevante, riguarda l’acquisizione e l’adeguamento di un immobile da adibire a “Centro per l’Impiego” in Corso Matteotti (l’ex Istituto Magistrale), oggi in forte ritardo, che non usa però i fondi europei del PNRR, ma quelli collegati del PNC (Piano Nazionale Complementare).
d) Per la DIGITALIZZAZIONE sono stati avviati a Patti una ventina di progetti in vari settori privati e pubblici (per 2,7 milioni di euro), ma ben 10 non hanno ricevuto alcun finanziamento (tra questi l’avvio di percorsi formativi in molte scuole cittadine o l’avvio della piattaforma per le notifiche comunali delle violazioni al codice della strada o per la riscossione tributi). Già finanziati al 100% invece il miglioramento del sito comunale e la realizzazione di alcuni siti scolastici.
e) Nella CULTURA E TURISMO rientrano 6 progetti (per 1 milione di euro) tutti indirizzati a singole strutture alberghiere. Sorge il dubbio che si sarebbe potuto fare di più a livello pubblico per la salvaguardia del patrimonio culturale pattese e per una programmazione turistica meno episodica di quella attuale.
f) Ultime l’INCLUSIONE SOCIALE con 3 progetti (per 449.000 euro), uno dei quali non finanziato e due che riguardano il sostegno alle famiglie vulnerabili da parte del Comune ed il potenziamento delle farmacie rurali e la TRANSIZIONE ECOLOGICA e tutela del territorio con 1 solo progetto privato (per 187.000 euro) per il recupero di un fabbricato rurale e la costruzione di muretti a secco, in quanto “valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”. Ed anche qui viene da chiedersi se la tutela del territorio non avrebbe potuto realizzarsi in maniera più efficace e pubblica.
Delineato questo quadro, i problemi sono essenzialmente 2:
1) Quanti di questi progetti andranno a buon fine entro l’agosto di quest’anno (data prevista di completamento) e che fine faranno quelli incompleti, considerato che il Governo centrale ha già in mente un progetto redistributivo dei fondi a rischio?
2) Ma soprattutto quali sostanziali innovazioni o basi di ulteriore sviluppo ci lasceranno i progetti realizzati? Modificheranno concretamente il funzionamento di alcuni settori, o si è trattato dei consueti ritocchini ed in alcuni casi di semplici cambi di nomi e di localizzazione, che servono solo a “far girare i soldi” aderendo ai vari piani di finanziamento esterni, senza prefigurare un progetto di sviluppo coerente? Non vogliamo criticare, sia chiaro, l’Amministrazione pattese, che anzi ha cercato di ricavare il massimo, data la brevità del tempo a disposizione per approntare i progetti ed i rigidi paletti nazionali in cui inserire le richieste, ma ribadire che un sistema generale che si basa da anni, soprattutto ma non solo al Sud, sulla furbizia pubblica e privata per intercettare i soldi pubblici non serve al reale sviluppo delle comunità.
Aspetteremo comunque l’aggiornamento del livello di finanziamenti reali ricevuti e soprattutto la scadenza di agosto, per comprendere e valutare meglio il risultato finale.







