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"METEMPSICOSIS": quando i luoghi raccontano.

03-09-2017 14:58 - News Generiche
La storia (purtroppo vera) di una giovane donna siciliana, murata viva in una stanza della casa paterna, per scontare con una morte lenta la colpa di aver amato un nemico della sua famiglia, oggi sarebbe riportata in cronaca come uno dei tanti "femminicidi": donne uccise spesso da un familiare o da chi dichiara di "amarle", ritenendole di fatto un proprio intoccabile possesso.
Ma dato che questa storia è avvenuta un secolo fa, all´interno di una famiglia ricca e potente, di quel dolore si è parlato, nel paesino collinare poco lontano dalla costa pattese, solo a mezza voce e tra conoscenti, anche se tale era stata la crudeltà del delitto, a cui nessuno nella comunità si era ribellato, che la vicenda è diventata con il tempo quasi leggenda e l´anima della ragazza ha continuato ad aleggiare nel bel palazzo di fronte alla Chiesa Madre di Montagnareale, come una sorta di cattiva coscienza collettiva.
Romanzata per la prima volta qualche anno fa, nel libro "La neve e il mare" del compaesano Nino Casamento, la storia di "Mariannina" rivive oggi in un video del regista e sceneggiatore pattese Nino Cadili, che non punta a ricostruire l´intera vicenda, ma a dare voce all´anima senza pace ed al lungo dolore della giovane donna. "Metempsicosis", infatti, è un cortometraggio costruito su un doppio filtro narrativo: al ritrovamento delle lettere d´amore di Mariannina (che diventano per lo scrittore, protagonista del video, un´eco viva e persistente, concretizzata dall´appassionata voce fuori campo dalla brava attrice pattese Maria Scaffidi), si affiancano le conversazioni che l´uomo, da tempo emigrato e tornato in paese solo per la morte della madre, scambia con il medico e con altri amici di un tempo, che per lui rievocano con un certo distacco parti della vicenda, indicandogli i luoghi dove si è svolta.
Il crescendo di coinvolgimento, che ci fa ripercorrere con il protagonista spazi e tempi del dramma sconosciuto (riportando anche scene della processione dei flagellanti del 15 agosto, giorno in cui la ragazza sarebbe morta), culmina con l´inedita rivelazione (raccolta in realtà da Cadili in una conversazione con un´anziana del luogo) che, oltre all´uomo amato, nella reclusione le è stato sottratto dalla famiglia anche il figlio appena partorito (frequente e violenta scelta subita, fino a qualche decennio fa, da tante madre nubili siciliane). Non sopportando tanto strazio, lo scrittore muore per un malore, ma quella catarsi di dolore così intensamente rivissuto dà forse in qualche modo pace alla giovane donna e alla sua comunità.
È proprio questo, in fondo, il valore del narrare e del risuscitare le memorie: quello di riconciliarsi con il passato, anche doloroso e nascosto, rivivendolo e dandogli finalmente una voce e un ascolto. E ci sembra che Cadili, studioso appassionato e controcorrente del passato storico ed architettonico del territorio di Patti, abituato ad ascoltare ciò che i luoghi raccontano a chi sa interrogarli, sia riuscito a pieno in questo intento, trovando una buona sintonia con il pubblico, venuto numeroso ad assistere alla prima del video, ed utilizzando inoltre come interpreti alcuni bravi attori pattesi (di cui potete leggere i nomi nella locandina), molto cari e noti al pubblico del paese, che si sono prestati generosamente a sperimentare con lui anche ruoli e stili inediti per il loro repertorio.


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