18 Dicembre 2018
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La foto della settimana n° 101: Erba, società disciplinare e profitti

23-03-2016 17:05 - La foto della settimana
A chi serve vietare l’uso della cannabis e confinare nel mercato illegale il consumo di una sostanza assimilabile a tante altre “droghe” legali (caffè, alcolici, farmaci) e per molti aspetti anzi meno nociva?
Nel quadro degli incontri che fanno da cornice alla nostra iniziativa primaverile del “Mercato delle Erbe”, domenica scorsa a Casa Mangiò si sono confrontate su questo nodo concezioni molto diverse sul ruolo dello Stato e sulla felicità individuale.
Ad introdurre il confronto è stato Tindaro Pintagro, docente di filosofia ed autore del libro “Paranoie da fumo”. La sua tesi è che (come dice anche Leopardi, nella pagina delle Operette Morali che fa da Prefazione al testo), l’uomo ha sempre utilizzato sostanze euforizzanti, necessarie per rallegrare la costante infelicità della condizione umana. Parallelamente chi detiene il potere politico ha sempre cercato di vietare l’uso di alcune di esse che, in determinati periodi storici, sono state ritenute pericolose per l’ordine sociale: a partire dal re di Tebe, che nelle Baccanti di Euripide si opponeva all’introduzione del culto di Dioniso e della coltivazione della vite, fino alle società industriali, che emarginano, secondo la nota tesi del filosofo Michel Foucault, i soggetti ritenuti non idonei alla disciplina produttiva della fabbrica: tra gli altri, appunto, “i drogati”.
D’accordo con lui l’editore pattese dell’e-book “Bere o non bere”, che ha ritenuto in ogni caso pericolosa per la stessa concezione liberale della democrazia l’intromissione dello Stato nella sfera individuale dei cittadini ed ha ricordato come essa non sia guidata da fini etici, ma economici: se, infatti, nell’Inghilterra della prima rivoluzione industriale si incoraggiava tra gli operai di fabbrica l’uso dell’alcol, perché il suo effetto, limitato ai giorni festivi, non interferiva con il lavoro, ma li teneva lontani dalle organizzazioni sindacali, questa stessa sostanza fu poi vietata nell’America degli anni ’20, quando si temette che l´uso di alcol provocasse cali di produttività, assenteismo e una dannosa diminuzione del consumo di altri beni.
Di parere opposto a loro un altro docente di filosofia, che ha identificato la felicità dell’uomo nella capacità di ottenere l’autocontrollo delle passioni, soprattutto se queste sono potenzialmente dannose per gli altri, e l’ex Presidente della Consulta Giovanile, che ha ritenuto legittimo l’intervento repressivo dello Stato a tutela della sfera etica. Nel vivace confronto che è seguito si è ricordato l’uso tradizionale, in funzione antidolorifica, dell’alcol o di erbe spontanee da parte di chi non poteva permettersi di acquistare farmaci o di andare dal dentista e, d’altra parte, la funzione repressiva del divieto sullo spinello, per intimidire e ricattare i giovani che protestavano alla fine degli anni ’70.
E’ stata comunque salutata positivamente da tutti la recente liberalizzazione della marijuana per uso terapeutico, che ha aperto anche la possibilità di coltivare la cannabis in Sicilia, dove la pianta attecchisce molto bene, e dove in passato una restrittiva interpretazione del proibizionismo aveva stroncato anche la fiorente coltivazione della canapa per uso tessile. Poco chiaro è, però, ancora come possano fare gli ammalati per ottenere prescrizioni di cannabis (utile in proposito, anche se un po’ datato, l’articolo di cui diamo il link a fondo pagina).
E’ stato evidenziato, infine, l’effetto che la liberalizzazione delle droghe potrebbe avere nella lotta ai narcotraffici, che si alimentano dell’enorme mercato clandestino degli stupefacenti, e nel controllo sanitario sulle fasi di lavorazione chimica di alcune sostanze, che spesso risultano letali proprio per l’utilizzazione di componenti nocivi, utili solo ad incrementarne la quantità e quindi, i profitti.
Un mercato totalmente libero dei derivati della cannabis e sotto controllo sanitario dei derivati dell’oppio e della cocaina stroncherebbe le mafie ed il mercato delle droghe sintetiche molto più delle operazioni (spesso inutili) dell’apparato repressivo statale.
Tutti d’accordo alla fine sul fatto che il primo passo è comunque quello di parlare di questi temi apertamente, cercando di evitare facili moralismi. Ben vengano dunque altri incontri ed iniziative su questo tema.

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