DIFFAMAZIONE AI DANNI DI AQUINO? "IL FATTO NON SUSSISTE"

29-01-2026 17:42 -

È toccato di nuovo al Tribunale di Patti pronunciare (tramite il giudice monocratico dr. Giuseppe Turrisi) la sentenza finale, questa volta con la formula assolutoria più piena e favorevole all'imputato (“perché il fatto non sussiste”), del processo in cui Gloria Faustini, presidente dell'Associazione “Il Paese Invisibile”, era accusata del reato di diffamazione (aggravata dal carattere continuativo e dall'uso di Internet) ai danni del Sindaco Mauro Aquino, e difesa con abilità e convinzione dalla sua legale di fiducia, l'avv. Lucia Virzì (che vedete nella foto accanto).

Ci sono voluti così complessivamente quasi sei anni e tre diversi procedimenti (due a Patti ed uno davanti alla Corte di Cassazione di Roma) perché alcuni articoli, apparsi sul sito della nostra Associazione dal gennaio 2014 al maggio del 2019, venissero riconosciuti non come fonti di reato, ma come esercizio legittimo, richiamato nella sentenza della Cassazione, di quel “diritto di critica - che uno Stato democratico garantisce e tutela – dei cittadini e degli organi di stampa circa l'operato delle persone preposte a funzioni o servizi pubblici”, che va connesso con l'art. 51 del Codice Penale, secondo cui “l'esercizio di un diritto – se esercitato, come nel nostro caso, entro i giusti limiti - esclude la punibilità” e con l'art. 21 della Costituzione, che tutela la libera manifestazione del pensiero.

Tutto era iniziato nel 2019, quando l'avv. Aquino, ancora in carica come Sindaco di Patti, aveva deciso di presentare una querela-denuncia di diffamazione (che, data la chiusura del processo, possiamo ora allegare a fine pagina) al Procuratore della Repubblica di Patti contro alcuni articoli apparsi sul sito del “Paese Invisibile”. La querela citava frasi degli scritti della Faustini, ma puntava essenzialmente a screditare la persona della loro autrice, definita “moralista, umorale, falsa, supponente, calunniosa, superficiale, ossessionata dal contrasto tra interesse privato ed interesse collettivo, mossa nella sua attività sociale dal solo scopo di contrastare l'attività amministrativa del Sindaco e di attaccarlo personalmente”. Sulla scorta esclusiva di questa querela ed ignorando di fatto la testimonianza resa spontaneamente dall'imputata ed il materiale documentario, accompagnato da una memoria difensiva, presentato dal suo avvocato, il Pubblico Ministero, dr. Alessandro Lia, decideva alla fine del 2020 di rinviare a giudizio Gloria Faustini “perché con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, comunicando con più persone offendeva la reputazione di Giuseppe Mauro Aquino nella qualità di sindaco pro-tempore del Comune di Patti” e definiva un capo d'imputazione (che resterà, nonostante le numerose contestazioni dell'imputata e della sua difesa, base essenziale ed ineludibile per tutto il processo), costruito con frasi e parole estratte arbitrariamente dagli articoli indicati da Aquino, decontestualizzate dal testo originale e ricomposte tra loro in modo da formare un insieme di insulti gratuiti tipici dei social network. Un capo d'imputazione che, accogliendo il ricorso dell'avv. Virzì, la Cassazione ha poi definito “prolisso e pieno per la gran parte di espressioni neutre”. Alleghiamo a fondo pagina, per chi sia interessato invece ad approfondire, al di là di qualche frase o parola, la sostanza dei fatti da cui partiva la critica dell'imputata, la testimonianza resa durante il processo da Gloria Faustini, e la Memoria Difensiva presentata a fine dibattimento dall'avv. Virzì e sottolineiamo il rilievo fatto dalla Cassazione sull'assenza, nella prima sentenza del Tribunale, dellanecessaria indagine sulla verità o meno del nucleo essenziale dei fatti, da cui la critica prende corpo”.

L'imputata, dichiaratasi da subito innocente, aveva rifiutato, all'inizio del processo, la proposta di patteggiamento del querelante - che prevedeva il riconoscimento di aver commesso il reato, le relative scuse ed un simbolico risarcimento immediato - ed aveva confidato nella perizia del proprio difensore di fiducia e nella concreta possibilità di un'assoluzione, che in effetti era arrivata nel febbraio del 2024, tramite la sentenza del giudice monocratico dr. Vincenzo Mandanici, ma solo riguardo al risvolto penale, per la “lieve entità del fatto” (art. 131 bis c.p.), lasciando invece aperta l'ipotesi della responsabilità civile.
Da qui la decisione immediata di Gloria Faustini e della sua legale, fermamente convinta della possibilità di veder riconosciuta la piena innocenza dell'accusata, di presentare ricorso alla Corte d'Appello e poi, dato che la riforma Caltabia impedisce oggi questa strada quando la sentenza ha utilizzato una “pena alternativa” a quella penale, direttamente alla Cassazione, che non solo ha riconosciuto ammissibile il ricorso dell'avv. Virzì, ma lo ha poi accolto pienamente, annullando la prima sentenza, dopo un dibattimento a cui ha partecipato anche la parte civile (l'avv. Aquino assistito dalla sua legale, avv. Segreto), che ne aveva esplicitamente ma inutilmente chiesto il rigetto. Alleghiamo a fondo pagina sia l'esemplare ricorso dell'avv. Virzì che la bella sentenza della Cassazione, ispirati entrambi al principio della libertà di critica, essenziale in una democrazia.

Per il pronunciamento definitivo, però, la Cassazione ha rimandato il processo al Tribunale di Patti, dove è stata pronunciata, il 27 gennaio scorso, la sentenza di piena assoluzione del giudice Turrisi, che abbiamo riportato all'inizio.

A di là di queste vicende processuali, comunque, vogliamo valutare anche sotto un altro aspetto questa lunga contesa giuridica, tenendo conto in parte anche del dibattito in corso sul referendum confermativo sulla riforma della giustizia. L'indubbia e frequente intolleranza del potere politico verso chi contesta le sue scelte e la sua costante tentazione di criminalizzare il dissenso, svilendone il valore civile e democratico, trovano oggi unica e valida tutela nella legislazione democratica del nostro Paese ed in quella magistratura, che correttamente la applica ai casi specifici, ma questa tutela è purtroppo attutita dall'eccessiva lunghezza dei procedimenti, che, al di là della possibile assoluzione finale, favorisce comunque un certo discredito dell'imputato, rendendo così in ogni caso sempre utile per i politici una denuncia che d'altronde, anche se risulta poi infondata, non comporta alcun rischio sostanziale per il querelante. Per questo una riforma della giustizia italiana dovrebbe puntare sulla celerità dei processi, pur mantenendo le giuste garanzie di difesa, e limitare la proliferazione di processi inutili, mentre quella proposta oggi, con fini più o meno condivisibili, è di fatto estranea all'interesse del normale cittadino.

Vogliamo sottolineare infine come questi sei anni di battaglia legale, condotta dalla Faustini con la certezza di non aver travalicato i limiti del diritto di critica politica e con la fiducia nell'ostinata ed abile difesa del proprio avvocato, siano stati segnati da un doloroso isolamento sociale, dovuto in parte alla sensazione di fragilità e di impotenza del cittadino bersaglio di accuse da parte di rappresentanti del potere politico, ma soprattutto ad una sorta di cordone sanitario teso anche involontariamente dagli altri cittadini. Come non dubitare infatti che nell'accusa da parte di un Sindaco, per di più abile avvocato, ci sia del vero? Come non temere che la solidarietà con l'accusata possa compromettere il proprio ruolo sociale? Meglio separare dichiarazioni ed azioni da chi è stato “imprudente”, meglio mantenere un rapporto sempre amichevole con chi è al potere, a cui spesso purtroppo si è più propensi a chiedere favori personali anziché il rispetto di diritti generali. Meglio restare quantomeno equidistanti, sussurrando magari la propria solidarietà solo in privato.

Comincia allora adesso, grazie alle sentenze di assoluzione dei magistrati ed al prezioso lavoro di difesa dell'avv. Virzì, il nostro tentativo di riprendere quel lavoro di indagine critica e di iniziativa dal basso, che sono stati alla base del progetto del “Paese Invisibile”, che erano stati innegabilmente compressi dall'accusa di diffamazione ed a cui il pieno riconoscimento della legittimità del nostro operato ridona oggi forza e credibilità. Non sarà facile, ma ci impegneremo a non rassegnarci al silenzio.